Cambiare strada, un passo alla volta
Riflessioni da “I sentieri si tracciano camminando. Metodi antichi e contemporanei per trasformare le nostre abitudini emotive” di Thérèse Jacobs-Stewart
di Giulia Castelnuovo, psicologa e psicoterapeuta
Ci sono strade interiori che percorriamo così spesso da non accorgerci più di averle imboccate. Qualcuno ci rivolge una critica e immediatamente ci mettiamo sulla difensiva. Dobbiamo prendere una decisione e cominciamo a immaginare tutto ciò che potrebbe andare storto. Una persona non risponde a un messaggio e pensiamo di aver fatto qualcosa di sbagliato. Oppure ci troviamo ancora una volta dentro una situazione che ci fa soffrire e ci chiediamo: Perché reagisco sempre così?
È da una metafora semplice e potente che prende spunto “I sentieri si tracciano camminando” di Thérèse Jacobs-Stewart: molti dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e delle nostre reazioni assomigliano a sentieri battuti tante volte. Più li percorriamo, più diventa facile tornarci. Ma possiamo anche cominciare a tracciarne di nuovi.
1. I sentieri che percorriamo senza accorgercene
Nella vita quotidiana reagiamo molto più spesso per abitudine di quanto immaginiamo. Pensiamo, per esempio, a una discussione. Qualcuno dice qualcosa che ci ferisce e, quasi prima di rendercene conto, rispondiamo con rabbia. Oppure ci chiudiamo nel silenzio. O continuiamo mentalmente quella conversazione per ore, ripetendoci ciò che avremmo dovuto dire. Non scegliamo consapevolmente quella reazione: semplicemente conosciamo molto bene quella strada.
Lo stesso può accadere con la preoccupazione. Un piccolo problema diventa il punto di partenza di una lunga catena di pensieri: E se succedesse questo? E se poi andasse male? E se non fossi capace di affrontarlo? La mente imbocca un sentiero già conosciuto e lo percorre fino in fondo.
Uno dei messaggi centrali del libro è proprio questo: riconoscere i nostri automatismi è il primo
passo per poterli cambiare.
2. Creare uno spazio tra ciò che accade e la nostra reazione
La consapevolezza ha un ruolo fondamentale nel percorso proposto dall’autrice. Essere consapevoli non significa impedire a noi stessi di provare rabbia, paura, tristezza o ansia. Significa riuscire, almeno qualche volta, a osservare ciò che sta accadendo dentro di noi prima di lasciarci trascinare.
Immaginiamo ancora una discussione. Sentiamo salire la rabbia e siamo pronti a pronunciare una frase che probabilmente peggiorerà le cose.
Ma, per una volta, ce ne accorgiamo. Facciamo un respiro. Restiamo qualche secondo in silenzio. Forse diremo comunque ciò che pensiamo, ma potremo farlo in modo diverso. Quel brevissimo intervallo può sembrare insignificante. In realtà è
già l’inizio di un nuovo sentiero.
3. La meditazione come allenamento alla consapevolezza
Nel libro trovano spazio la meditazione e diverse pratiche di consapevolezza. La loro funzione non è quella di costruire una vita nella quale non esistano più pensieri difficili o emozioni spiacevoli.
L’obiettivo è piuttosto imparare a riconoscerli senza identificarci completamente con essi. Un pensiero, infatti, è un pensiero. Non necessariamente una realtà.
Se prima di una scelta importante penso “Non ce la farò”, posso prendere quella frase come una certezza e rinunciare. Oppure posso accorgermi che la mia mente sta producendo un pensiero legato alla paura.
Il pensiero rimane, ma cambia il mio rapporto con esso. Ed è una differenza tutt’altro che piccola.
4. Cambiare significa praticare
Siamo spesso affascinati dall’idea delle grandi svolte: una decisione definitiva, una nuova consapevolezza, un momento capace di dividere la nostra vita in un “prima” e un “dopo”.
Nella realtà, molti cambiamenti importanti sono molto meno spettacolari. Nascono dalla ripetizione. Pensiamo a una persona abituata a dire sempre sì per paura di deludere gli altri. La prima volta che prova a dire un piccolo no probabilmente si sentirà a disagio. Forse avrà persino la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato. La vecchia strada — accontentare gli altri — è larga e conosciuta.
Quella nuova — ascoltare anche i propri bisogni — è ancora appena visibile. Ma se quella persona continuerà, poco alla volta il nuovo comportamento diventerà meno estraneo. Il cambiamento non consiste quindi soltanto nel capire qualcosa di nuovo, ma nel praticarlo.
5. Ricadere nel vecchio sentiero non significa aver fallito
Questa metafora contiene anche un altro insegnamento importante. Quando proviamo a cambiare, è inevitabile tornare qualche volta alle vecchie abitudini. Possiamo aver imparato a comunicare con maggiore calma e perdere comunque la pazienza. Possiamo aver promesso a noi stessi di mettere dei confini e ritrovarci ancora una volta a dire sì quando avremmo voluto dire no. Non significa necessariamente essere tornati al punto di partenza. Il vecchio sentiero è semplicemente quello che abbiamo percorso più a lungo.
Perché quello nuovo diventi naturale occorre tornarci molte volte.
6. Non dobbiamo conoscere tutta la strada
Forse uno degli aspetti più belli del messaggio racchiuso nel titolo riguarda proprio l’incertezza. Quando attraversiamo un momento di cambiamento vorremmo spesso avere davanti una mappa completa. Vorremmo sapere quale decisione prendere, dove ci porterà e se sarà quella giusta.
Ma raramente la vita ci offre questa sicurezza. A volte possiamo vedere soltanto il passo successivo. Forse non abbiamo bisogno di conoscere già tutto il percorso. Abbiamo bisogno di cominciare a camminare. Un passo alla volta.
È questo, in fondo, il messaggio che rimane dopo la lettura di “I sentieri si tracciano camminando”. Non siamo necessariamente destinati per sempre agli stessi pensieri, alle stesse paure ed alle stesse reazioni. Possiamo imparare a riconoscerli, fermarci per un momento e provare qualcosa di diverso.
All’inizio sarà soltanto una traccia. Poi torneremo sul vecchio sentiero, perché lo conosciamo meglio. Ma potremo scegliere nuovamente quello nuovo. Una volta, poi un’altra, e un’altra ancora. Finché ciò che prima richiedeva uno sforzo potrà diventare più naturale.
Forse cambiare significa proprio questo: non aspettare che davanti a noi compaia improvvisamente una strada nuova, ma avere la pazienza di crearla.
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Bibliografia
Jacobs-Stewart, T. (2003). I sentieri si tracciano camminando: Metodi antichi e contemporanei per trasformare le nostre abitudini emotive (D. Petech, Trad.). Corbaccio.