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È possibile ridurre la solitudine con la mindfulness?

Scritto da Alberto Misitano, laureato in Psicologia Clinica presso la Sigmund Freud University di Milano

 

La solitudine è una condizione comune, riportata da persone di ogni età e genere. È un fenomeno doloroso, che può verificarsi in presenza di molti fattori e la solitudine stessa incrementa il rischio di gravi disagi fisici e psicologici. 

Perciò, risulta fondamentale capire in che modo si può intervenire per alleviare la percezione di solitudine e, di conseguenza, la sua influenza negativa sul corpo e sulla mente. In questo articolo vedremo che cosa la ricerca ci dice in merito. 

 

La solitudine cronica è dannosa per il corpo e per la mente 

 

La solitudine è definibile come la percezione di una discrepanza tra la quantità e la qualità delle relazioni attuali e quelle desiderate, e può dipendere da tantissimi fattori, come il sesso o le condizioni socioeconomiche (Cacioppo e Cacioppo, 2022; Solmi et al., 2020; Veronese et al., 2021). È un senso di disconnessione dagli altri che ogni tanto può provare chiunque. Tuttavia, quando la solitudine diventa duratura e persistente, può essere dolorosa da sopportare. 

Chiunque si sia sentito solo almeno una volta nella vita, infatti, è almeno in parte consapevole di quanto la solitudine affligga corpo e mente. La nostra lingua è piena di espressioni che assimilano il rifiuto sociale al dolore fisico (ad es., “mi ha spezzato il cuore”), e si è anche notato che il cervello elabora solitudine e rifiuto sociale in maniera simile al dolore fisico (Eisenberger, 2012). Ad esempio, diversi studi indicano che due regioni del cervello che si attivano durante l’elaborazione del dolore, come la corteccia cingolata anteriore destra e l’insula anteriore, mostrano un’attivazione anche durante procedure sperimentali volte a simulare l’esclusione sociale. Questi studi mostrano quanto l’isolamento dal gruppo sia dannoso per la vita di un essere vivente sociale come l’essere umano (Eisenberger, 2012). Inoltre, la solitudine cronica aumenta il rischio di depressione, malattie coronariche e in generale un aumento della mortalità (Cacioppo e Cacioppo, 2022; Solmi et al., 2020).

Complessivamente, quindi, la ricerca ci dice che la solitudine, specialmente quando cronica, è dannosa sia per il corpo sia per la mente. Ciò assume ancora più importanza se si pensa che sempre più persone riportano di sentirsi sole, specialmente nel periodo post-pandemia (Ernst et al., 2022). Alla luce di quanto detto è opportuno chiedersi: esistono modi per alleviare la percezione della solitudine, così da ridurre la sua influenza negativa sulla nostra salute?

 

Meditazione, mindfulness e solitudine 

 

Nel tentativo di rispondere alla domanda su quali siano le migliori strategie per ridurre la percezione cronica di solitudine, Nicola Veronese e colleghi (2021) hanno sintetizzato i risultati di numerosi trial clinici pubblicati fino a marzo 2020, condotti su diverse centinaia di persone.

Veronese e colleghi (2021) hanno concluso che, tra le varie tipologie di interventi studiate, quelle che comprendono meditazione e mindfulness sembrano in grado di ridurre significativamente la percezione di solitudine

In particolare, gli autori ipotizzano che la mindfulness possa ridurre la percezione di solitudine aumentando la consapevolezza del momento presente e insegnando a prestare attenzione in maniera non giudicante alle situazioni sociali e alle proprie reazioni emotive. Questo, oltretutto, è in linea con i dati che consigliano gli interventi basati sulla mindfulness per ridurre la depressione e aumentare il benessere sia fisico sia psicologico.

 

Conclusioni

 

Sebbene siano necessari ulteriori studi per capire con maggiore precisione e profondità quali siano gli interventi migliori per ridurre la solitudine cronica, i dati finora disponibili indicano gli interventi basati sulla mindfulness tra i principali candidati. Questo probabilmente è legato al fatto che una maggiore consapevolezza non giudicante del momento presente, delle proprie emozioni e dei propri pensieri favorisce un rapporto più sano con la propria vita, al netto di tutte le difficoltà che può presentare. 

 

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Per approfondire

Cacioppo, S., & Cacioppo, J.T. (2022). Introduzione alle neuroscienze sociali (G. Cruciani, Trad.). Raffaello Cortina Editore.

Eisenberger, N.I. (2012). The pain of social disconnection: Examining the shared neural underpinnings of physical and social pain. Nature Reviews Neuroscience, 13(6), 421–434. https://doi.org/10.1038/nrn3231

Ernst, M., Niederer, D., Werner, A.M., Czaja, S.J., Mikton, C., Ong, A.D., Rosen, T., Brähler, E., & Beutel, M. E. (2022). Loneliness before and during the COVID-19 pandemic: A systematic review with meta-analysis. American Psychologist, 77(5), 660–677. https://doi.org/10.1037/amp0001005

Prevedini, A.B., Maffini, N., Schweiger, M., & Zucchi, G. (2023). Mindfulness. Hogrefe.

Solmi, M., Veronese, N., Galvano, D., Favaro, A., Ostinelli, E.G., Noventa, V., Favaretto, E., Tudor, F., Finessi, M., Shin, J.I., Smith, L., Koyanagi, A., Cester, A., Bolzetta, F., Cotroneo, A., Maggi, S., Demurtas, J., De Leo, D., & Trabucchi, M. (2020). Factors Associated With Loneliness: An Umbrella Review Of Observational Studies. Journal of Affective Disorders, 271, 131–138. https://doi.org/10.1016/j.jad.2020.03.075

Veronese, N., Galvano, D., D’Antiga, F., Vecchiato, C., Furegon, E., Allocco, R., Smith, L., Gelmini, G., Gareri, P., Solmi, M., Yang, L., Trabucchi, M., De Leo, D., & Demurtas, J. (2021). Interventions for reducing loneliness: An umbrella review of intervention studies. Health & Social Care in the Community, 29(5). https://doi.org/10.1111/hsc.13248

 

 

Alberto Misitano, laureato in Psicologia Clinica presso la Sigmund Freud University di Milano con una tesi sulla relazione tra inflessibilità psicologica e suicidalità. I miei interessi clinici e di ricerca principali comprendono il ruolo degli eventi traumatici nello sviluppo della psicopatologia, i comportamenti autolesivi e il rischio di suicidio.