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Riddikulus: Un esercizio di defusione contro ciò che ci fa paura

Lilian Pasquini – Centro Interazioni Umane

 

Se impariamo ad osservare con apertura e curiosità, ogni esperienza della nostra vita può contribuire ad aggiungere qualcosa al bagaglio che ci portiamo dietro. Un ruolo importante in questo lo hanno libri, film e serie tv che ci permettono di entrare in infiniti mondi nuovi e quindi aprire le porte ad infinite esperienze, molte delle quali non riusciremmo ad esperire nella nostra vita di tutti i giorni. In alcuni casi nei mondi magici possiamo trovare ispirazione per creare nuovi esercizi in pieno stile ACT. 

Scopri come nella famosa saga di Harry Potter è proposto un incantesimo di defusione!

L’incantesimo Riddikulus: come defonderci dalle nostre paure

Per gli appassionati della saga di Harry Potter non sarà difficile ricordare la scena in cui appare questo simpatico incantesimo. Ma per coloro che non ricordano bene di cosa si tratta ecco una breve descrizione. 

L’incantesimo Riddikulus viene presentato durante una lezione di Difesa Contro le Arti Oscure nel terzo capitolo della saga. Durante questa lezione gli studenti devono affrontare un molliccio, un essere mutaforma che assume le sembianze di ciò che è più temuto da colui che ci si scontra. Il Professor Lupin spiega che l’unico modo per sconfiggere un molliccio è con le risate. Suggerisce quindi di immaginare la cosa temuta aggiungendo un elemento che la renda buffa, ridicola e pronunciare poi l’incantesimo. 

Nella scena si vede quindi apparire davanti a Neville Paciock, il primo studente ad affrontare il molliccio, il temuto Professor Piton. Dopo aver pronunciato l’incantesimo però il Professor Piton si trasforma e lo vediamo indossare un cappello piumato, una gonna e una borsetta rossa, gli abiti della nonna di Neville. Davanti a questa visione buffa tutti gli studenti scoppiano in una grassa risata. E così, studente dopo studente, si vedono ragni con i pattini che non riescono a stare in piedi, serpenti che si trasformano in pupazzi a molla e così via. 

Con la sola aggiunta di un vestito o di pattini, ciò che prima rappresentava la più grande paura degli studenti diventa qualcosa su cui riescono a farsi una grassa risata. 

 

In che modo questo incantesimo può essere considerato un esercizio di defusione?

Con defusione cognitiva facciamo riferimento a diverse cose, una di queste è il processo di defusione cognitiva ovvero l’abilità di sganciarci dai significati che attribuiamo agli eventi, sia esterni che interni. In che modo questo è possibile? In tantissime modalità! Per questo motivo esistono numerosi esercizi di defusione che vanno ad agire in modi differenti per arrivare ad uno stesso risultato, ovvero la defusione dai significati. 

Questo incantesimo ci mostra proprio uno di questi metodi. L’incantesimo va ad aggiungere qualcosa ad un evento già ben noto e conosciuto, ovvero la cosa che gli studenti temono di più, per creare un’esperienza di esso nuova e diversa.

Le cose che ci fanno paura, ci spaventano proprio perché ad esse sono legati dei significati ed altre esperienze che sono da noi temute. Prendiamo ad esempio il professor Piton: quando Neville pensa al Professore tutta una serie di pensieri, emozioni e sensazioni emergono ed è proprio questo insieme di eventi che rende l’esperienza del Professore così spaventosa. Quindi possiamo dire che non è la cosa di per sé che ci spaventa,ma la cosa e tutto ciò che ad essa è in relazione. 

Purtroppo non è possibile andare a eliminare i ricordi e pensieri che emergono quando ci scontriamo con le nostre paure. La nostra mente semplicemente non funziona per sottrazione. Per questo motivo bisogna andare ad agire secondo quelle che sono le potenzialità e i limiti che la nostra mente ci impone. Il modo migliore è dunque giocare sui suoi punti di forza ovvero la capacità di addizione: possiamo aggiungere nuove esperienze e nuovi significati per andare a mutare e far evolvere quelli già presenti. 

 

Quindi l’obiettivo dell’esercizio di defusione sarebbe ridere delle mie paure?

La cosa più importante da tenere a mente è che anche se parliamo di risate o “mettere in ridicolo” l’obiettivo non è assolutamente quello di sminuire o mettere in ridicolo ciò che ci spaventa.

L’obiettivo principale, piuttosto che ridere delle nostre paure, è quello di ampliare la nostra esperienza di quel fenomeno,aggiungendo momenti in cui ciò che temiamo viene vissuto come molto meno spaventoso o in maniera differente rispetto al solito. 

Dopo aver affrontato quel molliccio, la prossima volta che a Neville Paciock incontrerà il Professor Piton, è molto probabile che  tra i vari pensieri spiacevoli, ricorderà anche questa immagine ridicola. E possiamo immaginare come potrebbe essere diverso affrontarlo con questa nuova esperienza. 

 

Un esercizio di defusione da fare a casa contro ciò che ci fa paura

Non vivendo nel mondo magico di Harry Potter per affrontare i nostri mollicci non possiamo purtroppo agitare una bacchetta magica e pronunciare un incantesimo. C’è un esercizio di defusione che però potrebbe fare al caso nostro.

Per prima cosa identifichiamo ciò che temiamo e sintetizziamolo in una parola. Se ad esempio temiamo il giudizio degli altri potremmo scegliere la parola “giudizio”, oppure una parola che rappresenti come abbiamo paura di essere giudicati, ad esempio “stupido” o “non abbastanza”. 

Ora,dopo aver scelto la parola, scriviamola in grande su un foglio. A questo punto prendiamoci un momento per guardare la parola e sentire cosa accade dentro di noi quando la leggiamo. 

Dopo aver fatto questo prendiamo matite colorate, pennarelli, qualsiasi cosa abbiamo in casa per colorare o disegnare e iniziamo a riempire il foglio di disegni carini, faccine e disegni buffi e colorati. 

Nel mentre notiamo come ci sentiamo a fare questa operazione. Una volta finito,prendiamoci un altro momento per sentire cosa accade dentro di noi alla vista della parola scelta, ricoperta di questi disegni. 

Questo esercizio in maniera simile all’incantesimo Riddikulus ci può aiutare a fare nuova e diversa esperienza sia di ciò che ci spaventa, che dei significati ad essi legati. Sono esperienze che possiamo aggiungere al nostro bagaglio.  

 

Lilian Pasquini,

Laureata in Psicologia presso la Sigmund Freud University di Milano. Cultore della materia in Psicologia Generale presso la Sigmund Freud University di Milano e Tecniche e Modelli di Psicoterapia presso l’università eCampus. Tirocinante presso Centro Interazioni Umane.