Perché mio figlio sembra non avere voglia di fare niente? Suggerimenti per risvegliare la motivazione di un adolescente

di Giulia Zanzariello, psicologa e specializzanda in psicoterapia presso la scuola cognitivo comportamentale ASCCO di Parma.

 

Alcuni adolescenti sembrano non avere alcun interesse. Non praticano uno sport, non suonano uno strumento musicale e non mostrano alcuna motivazione nello studio. 

Un ragazzo che non vuole imparare niente di nuovo è spesso un ragazzo che smette di fare di compiti, che rischia la bocciatura e che tende a rimanere ore nella sua stanza apparentemente nullafacente. 

Cosa possono fare i genitori per aumentare la motivazione del figlio?

Una prima domanda fondamentale: cos’è la motivazione? 

 

Ellen Braaten, professoressa associata di psicologia presso la Harvard Medical School, la definisce come “il motivo o la ragione per cui facciamo le cose” (Braaten, 2023 pp 28). La motivazione è sostanzialmente la spinta che ci porta a bere quando abbiamo sete o a mangiare quando abbiamo fame. Ma allora perché ci sono delle volte in cui, pur essendo assetati, non abbiamo voglia di alzarci dal divano per prendere un bicchiere d’acqua? 

Tendenzialmente, siamo portati a pensare alla motivazione come a qualcosa di intrinseco, di interno a noi stessi, ma la realtà è molto più complessa e sfaccettata. 

Le componenti della motivazione

Tutte le teorie della motivazione proposte negli anni, concludono che quest’ultima sia costituita da almeno tre elementi (Braaten, 2023): 

  • Iniziativa. È la decisione di intraprendere un’azione o assumere un comportamento: ovvero l’abilità di cominciare un’attività. 
  • Perseveranza. Rappresenta lo sforzo di provare a raggiungere un obiettivo, anche in presenza di ostacoli. È la nostra capacità di continuare a provare, anche quando incontriamo dei fallimenti lungo la strada. 
  • Intensità. Riguarda la capacità di resistere nel perseguire un obiettivo per un tempo prolungato. 

 

Distinguere le componenti della motivazione è un primo passo importante per i genitori che notano un calo di interesse generale nei comportamenti del proprio figlio. Ellen Braten ci ricorda l’importanza di considerare ognuna di queste aree separatamente quando si valuta il comportamento di un adolescente. 

I genitori potrebbero iniziare quindi dal porsi alcune di queste domande: mio figlio ha difficoltà a cominciare (iniziativa)? Ha difficoltà a perseverare (perseveranza)? O mostra una carenza di attenzione e passione (intensità)? 

Ellen Braaten sottolinea che ognuna delle componenti della motivazione potrebbe presentare una difficoltà, ma che spesso è una sola delle tre a rappresentare un problema cronico e che in questi casi riconoscerlo può essere un punto di partenza per avviare una conversazione con i propri figli. 

Mio figlio non ha alcun interesse. Cosa posso fare?  

Quando gli adolescenti presentano una scarsa motivazione, è frequente che i genitori si facciano agganciare dai pensieri e preoccupazioni per il loro futuro, che a loro volta possono condurre ad una frenetica ricerca di una soluzione.

 

Mio figlio non studia e se venisse bocciato? Forse dovrebbe cambiare scuola…

Mio figlio non fa i compiti con costanza e se prendesse un altro butto voto? Devo trovare un tutor pomeridiano che faccia ripetizioni…

Da piccolo era entusiasta di tutto, ora non ha più alcun interesse, cosa farà da adulto? Meglio obbligarlo a continuare solfeggio…

 

Quando i pensieri si affollano nella mente può essere utile tenere a mente tre R: Respira, Rallenta e Rifletti. 

1. Fare un bel respiro 

Prima di iniziare a cercare attivamente una soluzione è bene provare a fare un bel respiro e prendersi un attimo per dare spazio ai propri pensieri e alle proprie preoccupazioni. Cambiare scuola o cercare un tutor che supporti nello studio può essere una strategia funzionale, ma è bene prima prendersi un momento per osservare il comportamento del proprio figlio, tenendo a mente alcuni suggerimenti pratici della professoressa Braaten.

 

  • Chiedi a tuo figlio di parlare di ciò che lo motiva. Inizia la conversazione in modo chiaro “Vorrei sapere come aiutarti. Quali sono le attività o le gratificazioni che ti incoraggerebbero a fare i compiti in tempo”
  • Chiedi “Cosa ti scoraggia?”
  • Prova ad affrontare la questione dal punto di vista di chi ha il desiderio di saperne di più. Per esempio,  invece di dire “Dovresti impegnarti di più e fare più esercizi di matematica per migliorare”, potresti dire “Ho notato che ultimamente fai fatica a svolgere gli esercizi di algebra. Cosa ne pensi dei compiti di matematica? C’è qualcosa in particolare che trovi difficile?”

 

 

2. Darsi tempo

Tipicamente i genitori incoraggiano naturalmente la motivazione fisiologica dei figli durante l’infanzia, elogiandoli quando iniziano a camminare o festeggiando le loro prime paroline. Incoraggiare la motivazione nei bambini più grandi o negli adolescenti può essere più sfidante. 

Quando parliamo di adolescenti con scarsi interessi, la professoressa Braaten sottolinea come un errore comune si presenta quando le aspettative genitoriali si sono formate senza avere un’idea precisa degli interessi dei figli. Per questo suggerisce innanzitutto di provare a pensare alle cose che proprio figlio fa bene in modo naturale, che ama fare, e che spesso sceglie di fare (pp 53). 

Potresti provare a porre domande di questo tipo: 

  • Quali sono le cose che pensi di saper fare bene?
  • Cosa ti rende più felice? 
  • Cosa ti piace fare? Quali sono i tuoi passatempi preferiti?

 

3. Porsi alcune domande

 

In uno dei primi capitoli del libro “Ragazzi Brillanti ma senza alcun interesse” (2023) la professoressa Braaten ricorda ai genitori che tutti i ragazzi sono bravi in qualcosa, anche quando non appare evidente in un primo momento, e anche se potrebbe volerci un po’ di tempo per capire in cosa. 

 

Per aumentare la motivazione del proprio figlio è importante riflettere sulle sue potenzialità, in quanto conoscere le proprie aree di competenza può aiutarlo a raggiungere obiettivi di sviluppo quali l’indipendenza, la relazionalità e la competenza. 

 

Ecco alcune domande che potresti provare quando parli con tuo figlio: 

  • Quando termina un’attività o una lezione, potresti chiedergli: Cosa ti è piaciuto? Ti è sembrato troppo facile o troppo difficile? Cosa avresti cambiato? 
  • Durante una cena in famiglia, potresti prenderti del tempo per chiedergli: Quali sono le cose per te difficili, ma che vorresti fare lo stesso? Cosa non vedi l’ora di fare? Cosa ti fa sentire più emozionato?
  • Presta attenzione a quando tuo figlio parla delle attività che pratica un suo amico e chiedigli: Cosa ti piace di questa attività? Ti piacerebbe fare la stessa cosa? 

 

Ok, ma cosa faccio oggi?   

Purtroppo non ci sono soluzioni rapide quando ci relazioniamo con ragazzi con scarsa motivazione. I pezzi del puzzle possono essere tanti e può volerci del tempo per esaminarli tutti, ma ciò non significa che non si possa fare nulla nell’immediato. 

Anche in questo momento può essere utile tenere a mente le tre R: Respira, Rallenta e Rifletti. 

Per esempio, puoi iniziare facendo un bel respiro (Respira) e puoi decidere di dedicare una parte della giornata di oggi a trovare nei comportamenti di tuo figlio i suoi punti di forza (Rallenta), puoi discutere con lui dei suoi interessi o delle sue ambizioni, coltivando la tua e la sua curiosità (Rifletti).  

 

Prendersi alcuni momenti per seguire le tre R può rappresentare un primo passo nella direzione del prendersi cura della motivazione dei propri figli. Come Ellen Batten ci ricorda “un intervento su un ragazzo che non prova più interessi consiste nell’aiutarlo a sviluppare il ‘sistema di forze personali’  invece che quello di ‘debolezze personali’” (pp 52). Questo significa valorizzarne le inclinazioni, osservare cosa preferisce fare nel tempo libero e identificare i suoi punti di forza. 

 

Potrebbe essere utile affrontare direttamente con lui tematiche di questo tipo, ritagliando dei momenti dedicati della giornata per discutere di quali sono le attività che lo rendono felice e che  aumenterebbero la sua voglia di impegnarsi, poiché dare spazio alle potenzialità dei propri figli aiuterà i genitori a trovare serenità e ad abbracciare l’idea che il cambiamento è possibile, sia per il proprio figlio che per loro (pp 57). 

Per approfondire

 

Braaten E. (2023). Ragazzi brillanti ma senza alcun interesse. Come risvegliare la motivazione di vostro figlio. Franco Angeli.

 

Giulia Zanzariello

Laureata con lode in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive presso l’università di Parma, attualmente frequento la scuola cognitivo comportamentale ASCCO di Parma. Ho collaborato con centri clinici per persone con fragilità evolutive e disturbi dello spettro autistico. Oggi mi occupo di attività clinica con adulti, bambini, adolescenti e famiglie e della progettazione per il sostegno e l’inclusione sociale di persone con Bisogni Educativi Speciali. Ho scoperto il mondo dell’Acceptance and Commitment Therapy durante gli studi universitari ed è stato amore a prima vista. Da allora ho dedicato il mio tempo e le mie energie all’approfondimento dell’approccio ACT e allo studio dei processi decisionali del comportamento umano perché rappresentano una bussola che guida la mia vita e il mio lavoro verso scelte consapevoli e di valore.