Minority stress: come superare la vergogna e la colpa con l’ACT
di Yuliya Petryshyna, dottore in scienze psicologiche
Le persone appartenenti a gruppi minoritari sperimentano spesso insulti denigratori, intimidazioni, violenza fisica ma anche micro-aggressioni, micro-insulti, micro-attacchi o micro-invalidazioni che nascono proprio dalla loro identità e dalla loro appartenenza a un gruppo minoritario. L’esposizione prolungata a tali situazioni può indurre le persone ad adottare comportamenti di ipervigilanza cronica che alimentano il minority stress.
In questo articolo esploreremo come l’ACT può aiutare a fronteggiare le conseguenze del minority stress e favorire il benessere psicologico delle persone con identità minoritarie.
Le identità minoritarie
Le persone appartenenti a gruppi minoritari sono spesso esposte a eventi o a circostanze potenzialmente stressanti, legate alla loro identità e/o alla loro appartenenza a un gruppo minoritario. Le identità minoritarie LGBTQIA+ (persone lesbiche, gay, bisex, trans, queer, intersex, asessuali e tutte le identita e orientamenti non binari o gender fluid), le minoranze etniche o le persone con disabilità potrebbero essere soggette a stereotipi, fino a essere percepite, in modo errato e stigmatizzante, come contagiose, tossiche, malsane Le persone non binarie, transgender, queer, non-monogame o appartenenti a etnie minoritarie possono sperimentare, anche quotidianamente, invalidazione, solitudine, rifiuto ed esclusione.
I pregiudizi e stereotipi nei confronti delle minoranze contribuiscono alla diffusione di messaggi negativi o di giudizi riguardo alle persone con identità minoritarie e, talvolta, persino di minacce. I messaggi negativi rinforzano lo stigma e favoriscono le discriminazioni nei confronti delle minoranze.
Le persone sexually diverse (persone non eterosessuali, asessuali o che sperimentano relazioni romantiche o sessuali con molteplici partner) e le persone gender diverse (persone cui identità o espressione di genere è diversa rispetto al sesso assegnato alla nascita o non binaria) appartengono a minoranze sessuali e di genere, spesso indicate complessivamente come Gender and Sexual Diversity (GSD). Queste minoranze possono essere esposte a stereotipi e pregiudizi riguardanti la sessualità e i ruoli sociali. Ad esempio, le persone LGBT spesso sono definite come confuse o inaffidabili e associate impropriamente a stereotipi di promiscuità sessuale.
Le persone con identità minoritarie possono essere destinatari di un linguaggio denigratorio, eterosessista o transfobico e subire prese in giro o invalidazioni. Le persone con identità minoritarie sono frequentemente esposte a micro-aggressioni, micro-attacchi, micro-insulti e micro-invalidazioni che rappresentano una fonte di stress e possono influire significativamente sul benessere psicologico.
Micro-aggressioni
Le micro-aggressioni sono brevi umiliazioni quotidiane verbali o comportamentali che le persone mettono in atto in modo intenzionale o non intenzionale verso una persona o un gruppo per la sua etnia, genere, orientamento sessuale o religione.
Le micro-aggressioni consistono in un atteggiamento verbale o comportamentale ostile, che comunica offese, insulti e disprezzo nei confronti di persone con identità minoritarie a causa della loro “diversità”.
Micro-attacchi
I micro-attacchi sono una forma di micro-aggressione e consistono in attacchi verbali o non verbali espliciti. Questi attacchi trasmettono deliberatamente messaggi dispregiativi e discriminatori con l’intento di ferire o danneggiare le persone con identità minoritarie. I micro-attacchi alimentano atteggiamenti di:
- razzismo;
- sessismo;
- omofobia;
- eterosessismo;
- abilismo;
- discriminazione religiosa.
Alcuni esempi di micro-attacchi possono essere:
- utilizzo di epiteti o termini denigratori come “frocio” o “finocchio”;
- assumere solo uomini per posizioni dirigenziali;
- chiedere di non sedersi accanto a una persona musulmana in aereo.
Micro-insulti
I micro-insulti sono comportamenti o commenti verbali inconsapevoli che denigrano la cultura, l’identità etnica, l’identità di genere, la religione o l’orientamento sessuale di una persona.
I micro-insulti sminuiscono e umiliano le persone con identità minoritarie attraverso atteggiamenti involontari come, ad esempio, guardare una manifestazione di affetto tra persone dello stesso sesso con disgusto.
Micro-invalidazioni
Le micro-invalidazioni sono commenti verbali o comportamenti che escludono, negano o invalidano i pensieri, le emozioni o l’esperienza delle persone con identità minoritarie. Le micro-invalidazioni sono atteggiamenti involontari e generalmente attuati in modo inconsapevole. Un esempio di micro-invalidazione può essere una frase come:
“Non sono omofobo, sei tu suscettibile!”.
Minority Stress e l’impatto sul benessere psicologico
Le micro-aggressioni, i micro-attacchi, i micro-insulti e le micro-invalidazioni sono eventi che trasmettono pregiudizio, invalidazione, denigrazione e senso di minaccia alle persone con identità minoritarie e, pertanto, possono:
- limitare l’esplorazione di genere e della sessualità;
- generare incertezza, inferiorità, vergogna e colpa;
- influire sulla stima di sé, ridurre l’accettazione di sé e causare isolamento sociale;
- alimentare l’omo-lesbo-transfobia interiorizzata (sentimenti e atteggiamenti negativi di disagio, di disprezzo o addirittura di odio che una persona può provare in modo più o meno consapevole rispetto alla propria identità sessuale o di genere);
- indurre le persone a nascondersi o a nascondere il proprio status di coppia;
- diventare un impedimento per il coming out (processo volontario che una persona mette in atto per rivelarsi e affermarsi rispetto alla propria identità di genere o rispetto al proprio orientamento sessuale).
Per le minoranze questi eventi possono diventare fonte di disagio, di preoccupazioni e di paure e generare emarginazione sociale. L’accumularsi di vissuti stressanti può alimentare problemi di salute stress correlati e influire significativamente sul benessere psicologico delle persone. In particolare, le persone con identità minoritarie sono esposte spesso al minority stress.
Minority stress: una definizione
Il minority stress riguarda non solo le minoranze di genere o sessuali, ma anche quelle di etnia, età, status socio-economico, religione, neurodiversità, abilità fisica e altre forme di marginalizzazione.
Si tratta di una tipologia di stress cronico che deriva da una prolungata esposizione a eventi di discriminazione (comportamenti socialmente ingiusti che ostacolano o ledono una persona o una categoria di persone esclusivamente sulla base della loro “diversità”) e di vittimizzazione (conseguenze ti tipo psicologico, fisico, sociale o economico scaturite da un evento subito in quanto parte lesa).
Conseguenze del minority stress
Una esposizione prolungata a eventi stressanti e a situazioni in cui la sicurezza sociale è assente può generare nelle persone con identità minoritarie emozioni spiacevoli, come vergogna e colpa e alimentare l’interiorizzazione degli stereotipi. L’assenza di sicurezza sociale, cioè di un ambiente sociale affidabile e di una rete sociale inclusiva e protettiva in cui riconoscersi e a cui appartenere (bisogni umani di base in ogni fase della vita), alimenta nelle persone con identità minoritarie la fobia interiorizzata.
Le persone esposte al minority stress tendono a adottare comportamenti auto-difensivi in modo consapevole o inconsapevole. I comportamenti adattivi di auto-difesa più comuni sono i comportamenti di ipervigilanza, cioè un insieme di strategie di sopravvivenza finalizzate a ricercare nell’ambiente circostante segnali di ostilità o di sicurezza. In alcuni casi la vigilanza cronica può essere diventata talmente parte della routine da non essere più notata dalla persona.
Alcuni comportamenti di ipervigilanza finalizzati a mantenere la propria sicurezza sociale possono essere:
- alterazione del proprio aspetto per evitare di essere identificati;
- controllo ripetuto del proprio aspetto in pubblico;
- monitoraggio dei propri discorsi o del linguaggio utilizzato;
- automonitoraggio dei propri manierismi o gesti;
- evitare bagni pubblici o luoghi isolati;
- controllare il comportamento o le espressioni facciali degli altri;
- ritiro sociale al fine di evitare il pericolo.
Le persone con identità minoritarie che adottano, a causa dell’assenza di sicurezza sociale, comportamenti di ipervigilanza per un periodo prolungato nel tempo vivono in uno stato di vigilanza cronica sulle minacce (CTV – Chronic Treat Vigilance). Il sovraccarico di stress dovuto alla vigilanza persistente può produrre un’infiammazione cronica e generare un impatto sul corpo e sulla mente. L’infiammazione cronica intensifica la vulnerabilità a problemi di salute stress-correlati e può incidere sul funzionamento immunologico anche quando l’esposizione al minority stress è a livelli bassi.
Le ricerche sul benessere psicologico delle minoranze evidenziano che alcune problematiche psicofisiche associate al minority stress e alla vigilanza cronica possono essere:
- disregolazione emotiva;
- problemi relazionali (evitamento di relazioni sociali o intime);
- problemi comportamentali;
- disturbi ossessivo-compulsivi;
- ansia e depressione;
- comportamenti autolesivi;
- ideazioni suicidarie.
Come l’ACT può ridurre l’impatto del minority stress
L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) può ridurre l’impatto del minority stress e della vigilanza cronica rinforzando la resilienza e la capacità di gestire i propri vissuti di colpa, di vergogna o di fobia interiorizzata. Inoltre, l’ACT può aiutare a identificare e processare i messaggi di vergogna e di rifiuto ricevuti nel tempo e imparare a distinguere tra il giudizio altrui e ciò che invece è importante per se stessi.
Una terapia basata sull’ ACT può contribuire a ridurre l’auto colpevolizzazione e l’auto-svalutazione e può fornire risorse necessarie per distinguere tra i timori realistici e validi legati all’ambiente circostante e la tendenza a incolpare sé stessi per la propria identità. Infatti, rispondere alla vergogna con un atteggiamento più accogliente e gentile verso se stessi può contribuire a ridurre la reattività emotiva legata ai comportamenti altrui.
Il potenziamento della self-compassion e dell’accettazione può aiutare a:
- distanziarsi emotivamente, cognitivamente o fisicamente da situazioni, oggetti o persone che causano il minority stress;
- ridurre i livelli di ansia, il disagio, i comportamenti di vigilanza cronica e l’impatto dei messaggi introiettati;
- costruire strategie più funzionali per la gestione del minority stress e di possibili situazioni di disagio future;
- superare l’evitamento sociale e relazionale;
- prendere le distanze dai propri pensieri spiacevoli;
- promuovere prospettive alternative che possono consentire di esplorare la propria identità e praticare l’autoaffermazione con maggiore serenità;
- ridefinire l’idea di protezione (intesa non come assenza di sfide, ma come capacità di costruire un ambiente sicuro anche in contesti di discriminazione sociale);
- interiorizzare messaggi positivi;
- aumentare la sicurezza in sé stessi e sviluppare un senso di identità più stabile e meno dipendente dal riconoscimento o dalla validazione altrui.
Poiché la vergogna cresce nel silenzio e nell’isolamento, un percorso ACT può essere un’ancora per le persone con identità minoritarie e favorire la costruzione di uno spazio sicuro e compassionevole in cui esplorare pensieri, emozioni, sensazioni e dove potersi esprimere senza temere il giudizio altrui.
Per approfondire
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