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Minoranze sessuali e di genere: pregiudizi e stereotipi

di Yuliya Petryshyna, dottoressa in scienze psicologiche

 

Le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ sono più spesso esposte a pregiudizi, a processi di stigmatizzazione e a discriminazione e possono sperimentare più frequentemente minority stress. Le persone appartenenti a gruppi di minoranze sperimentano uno stress derivante dalle esperienze di stigmatizzazione e discriminazione da parte della società. Il minority stress può comportare effetti più o meno marcati sulla salute mentale e sul benessere psicologico degli individui appartenenti a una minoranza sessuale o di genere. 

 

I dati provenienti dalla Strategia Nazionale LGBT+ 2022-2025 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, mostrano che in Italia il 62% delle persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ evita di prendere per mano la persona amata e il 30% dichiara di evitare di frequentare alcuni luoghi specifici per paura di subire aggressioni. Il 32% ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di molestia nell’anno precedente e l’8% un episodio di aggressione fisica nei 5 anni precedenti. 

 

Il pregiudizio e la discriminazione si basano sulla stereotipizzazione, un processo che funziona in modo automatico e che consiste nell’attribuzione di specifiche caratteristiche agli individui per differenziarli dai membri degli altri gruppi. 

 

Possibili pregiudizi e stereotipi 

 

Il pregiudizio è un atteggiamento, cioè una valutazione negativa dei membri di un gruppo, basata unicamente sulla loro appartenenza ad un gruppo specifico. I pregiudizi sessuali sono un insieme di preconcetti e atteggiamenti negativi che le persone eterosessuali provano verso le persone con orientamento sessuale diverso dal proprio. I pregiudizi di genere, invece, sono una serie di convinzioni che riguardano la credenza che esista una divisione di ruoli in base al genere, che prevedono modi differenti dal proprio di costruire la propria identità, carriera o posto nel mondo.

 

La ricerca sul giudizio sociale ha mostrato come il contenuto specifico degli stereotipi sia associato a specifiche risposte emotive e comportamentali. I pregiudizi, infatti, sono caratterizzati da tre componenti principali: cognitiva, emotiva e comportamentale. 

 

  • La componente cognitiva si basa su processi di stereotipizzazione che ci porta ad associare tratti tipici alle categorie sociali e a categorizzare le persone esclusivamente in base a specifici tratti che osserviamo. 
  • La componente emotiva è associata a emozioni piacevoli o spiacevoli (come ansia o rabbia) elicitate nei confronti di altri gruppi sociali, anche se non agita in termini di comportamento manifesto. 
  • La componente comportamentale, invece, “provata o espressa” è caratterizzata da un insieme di comportamenti sulla base della appartenenza a un determinato gruppo sociale. La traduzione comportamentale del pregiudizio è la discriminazione che, quindi, identifica un comportamento negativo sulla base di un pregiudizio negativo.

 

Gli stereotipi sono schemi cognitivi automatici che si formano sin dalla nascita attraverso interazioni personali (contatti e ruoli sociali di ogni persona) e attraverso l’apprendimento sociale, che apprendiamo attraverso le relazioni con gruppi significativi e dai media.  

 

Gli stereotipi incorporano, quindi, convinzioni condivise in un dato contesto sociale rispetto a un gruppo specifico (funzione descrittiva) e forniscono linee guida sul comportamento sociale (funzione prescrittiva). Essi sono ineliminabili perché sono fondamentali per capire come muoverci nel contesto sociale e possono essere, quindi, adattivi.

 

Come affrontare il lavoro terapeutico con minoranze sessuali e di genere

 

Un approccio binario al genere e alla sessualità implica come unica la realtà in cui nasciamo di un sesso, ci identifichiamo con un genere, assumiamo un ruolo e abbiamo un orientamento sessuale. Questa rappresentazione semplificata della realtà può portare a inferenze inesatte circa l’identità sessuale o di genere delle persone. 

 

Tradizionalmente, il sesso corrisponde alle caratteristiche biologiche della persona alla nascita. Il sesso biologico può non non coincidere con l’identità di genere e quanto una persona percepisce di se’.

 

Infatti, la percezione personale e il riferimento individuale a sé stessi costituiscono l’identità di genere di ogni persona. Quest’ultima può essere la stessa del sesso assegnato alla nascita (cisgender) oppure differire da esso (transgender). Il sesso e il genere non sono sovrapponibili e i ruoli di genere possono variare in base al contesto culturale di riferimento. 

 

Il genere organizza la vita sociale, le percezioni ed i comportamenti anche del terapeuta. Il ruolo del terapeuta, quindi, è anche quello di riconoscere i propri pregiudizi e stereotipi per imparare a gestire il potenziale disagio e pregiudizio quando si parla di sesso, sessualità e identità di genere in terapia. 

 

Una formazione specifica sulle tematiche legate alle minoranze sessuali e di genere può accrescere la consapevolezza del terapeuta circa i propri processi mentali rapidissimi e automatici, che si attivano in risposta al contenuto degli stereotipi o pregiudizi connessi alle minoranze. Riconoscere gli schemi che guidano la risposta emotiva e comportamentale nei confronti delle minoranze consente al terapeuta di accrescere la propria flessibilità psicologica e di limitare la loro interferenza con la qualità degli interventi. 

 

Lavorare in modo mirato sul contenuto dei pregiudizi e degli stereotipi rispetto alle minoranze sessuali e di genere può consentire al terapeuta di generare risposte emotive e comportamentali diverse da quelle automatiche ed accrescere la propria flessibilità psicologica. Una formazione specifica, infatti, presenta numerosi benefici per il lavoro terapeutico con le minoranze sessuali e di genere:

 

  • il superamento della visione binaria del sesso e del genere;
  • una maggiore accoglienza e l’ascolto attivo del paziente;
  • un sostegno mirato e adeguato a bisogni specifici delle minoranze;
  • l’attivazione precoce di interventi di prevenzione;
  • l’ampliamento dell’accesso alle cure;
  • una maggiore efficacia del lavoro terapeutico.

 

Una formazione specifica sulle tematiche legate alle minoranze sessuali e di genere può contribuire indirettamente a:

  • limitare l’effetto di pratiche discriminatorie sulla base del sesso o di genere delle persone;
  • limitare il minority stress e lo stigma sociale;
  • contenere la preoccupazione, l’ansia, l’ipervigilanza, la vergogna, l’isolamento e la solitudine, ma anche il rischio suicidario del paziente;
  • incrementare la resilienza del paziente.

 

Durante il workshop “L’ACT nel lavoro terapeutico con giovani LGBTQIA+” che si terrà online il 2 e il 3 marzo 2024, Aisling Leonard-Curtin, psicologa e consulente, e Sarah Cassidy, psicologa e psicoterapeuta, affronteranno la sessualità e le tematiche di genere secondo l’approccio delle scienze contestualiste del comportamento. 

 

Questo workshop si propone di fornire a psicologi, psicoterapeuti e neuropsichiatri infantili strumenti in chiave ACT utili per accrescere la flessibilità psicologica e il benessere nelle minoranze sessuali e di genere. Per maggiori informazioni sul workshop visita il link: https://interazioniumane.it/formazione/lact-nel-lavoro-terapeutico-con-i-giovani-lgbtqia/

 

Per approfondire:

 

Abele A. A. & Wojciszke B. (2007), Journal of Personality and Social Psychology, Vol. 93, No. 5, 751–763. https://doi.org/10.1037/0022-3514.93.5.751

 

Brown R., Pehrson S. (2023), Psicologia sociale dei gruppi, Il Mulino.

 

Strategia Nazionale LGBT+ 2022-2025 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. https://politichecoesione.governo.it/media/2968/strategia-nazionale-lgbtplus_2022-2025.pdf

 

 

Yuliya Petryshyna, dottoressa in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità Iscritta all’Albo dell’Ordine Psicologi della Lombardia n.27823 (Sez.B)