Le Tre Dimensioni della Memoria: Lavoro, Breve Termine e Lungo Termine

di Benedetta Ceci, psicologa, specializzanda in psicoterapia presso la scuola cognitivo comportamentale ASCCO di Parma

 

Hai mai dimenticato dove hai messo le chiavi, passando così, tanto tempo a cercarle? O forse hai difficoltà a ricordare il nome di qualcuno, pur essendo in grado di memorizzare un libro intero? Questo articolo ha l’obiettivo di chiarire e comprendere come, quando si parla di memoria, non ci si riferisca a qualcosa di unico, ma a un sistema frammentato e multicomposto. 

La memoria, infatti, è un insieme di processi che ci permettono di acquisire, conservare e recuperare informazioni. Si suddivide in: memoria di lavoro che gestisce le informazioni temporanee e le operazioni cognitive; memoria a breve termine, la quale conserva dati per un periodo limitato di tempo; e infine memoria a lungo termine, che immagazzina ricordi e conoscenze per periodi prolungati, rendendola necessaria per l’apprendimento e la vita quotidiana.

 

Perché è importante distinguere le tre dimensioni della memoria?

Distinguere i tre tipi di memoria è utile per comprendere come gestiamo e impieghiamo le informazioni in situazioni diverse, dal momento che operano in tempi e modalità differenti. 

Conoscere queste differenze aiuta a distinguere e, quindi, identificare strategie efficaci per potenziare la concentrazione, l’apprendimento e il recupero dei ricordi. 

Inoltre, permette di capire meglio come affrontare difficoltà legate alla memoria e ottimizzare le capacità cognitive a seconda delle esigenze, sia nel breve che nel lungo termine.

Memoria a Breve Termine

La memoria a breve termine è il sistema che ci permette di conservare temporaneamente una quantità limitata di informazioni per un breve periodo, solitamente pochi secondi o minuti. Questo tipo di memoria è essenziale per eseguire compiti immediati, come ricordare una lista di parole o un numero di telefono prima di digitarlo. 

Immagina di essere in un hotel in cui ti  viene comunicato il numero della stanza in cui alloggerai. Probabilmente manterrai il numero della stanza nella mente giusto il tempo di trovarla, prima che l’informazione venga persa o trasferita nella memoria a lungo termine. Questo è un esempio di come la memoria a breve termine funziona.  

 

Memoria di Lavoro 

La memoria di lavoro è un sistema cognitivo che ci permette di mantenere e manipolare temporaneamente le informazioni per eseguire compiti complessi come il ragionamento, il problem-solving o la comprensione di testi. A differenza della memoria a breve termine, che si limita a trattenere informazioni per poco tempo, la memoria di lavoro gestisce attivamente i dati durante l’esecuzione di un’attività. Di solito, si parla di “span di memoria” come del numero massimo di elementi – numeri, concetti, passaggi – che possiamo mantenere attivi per completare un compito complesso. 

Nella maggior parte delle persone, questo span si attesta su 5-6 elementi. Tuttavia, siamo in grado di ricordare compiti che richiedono più passaggi perché, una volta automatizzati, anche un insieme di passaggi può essere considerato come un’unità unica. Per esempio, non abbiamo bisogno di ricordare ogni singolo passaggio del lavarsi i denti, ma soltanto l’attività nel suo insieme. Un esempio pratico è fare calcoli a mente: mentre si risolve un problema matematico, si devono ricordare e rielaborare i numeri, le operazioni e i risultati parziali, mantenendoli tutti attivi nel proprio “spazio mentale”. 

Modello di Baddeley e Hitch sulla memoria di lavoro 

Il modello più noto per spiegare com’è suddivisa, a sua volta, la memoria di lavoro è quello di Baddeley e Hitch. Che la delinea all’interno di quattro principali componenti:

  1. Taccuino visuo-spaziale: È responsabile della gestione delle informazioni visive e spaziali, come ricordare una disposizione spaziale o visualizzare un’immagine mentale. Viene usato, per esempio, quando cerchiamo di tenere a mente un percorso o ricordare dove sono collocati degli oggetti.

  2. Loop fonologico: È la componente che si occupa di trattenere e manipolare le informazioni verbali e uditive per brevi periodi e in sequenza (anche detta memoria sequenziale). Comprende un sistema di ripetizione interna (o “voce interna”) che aiuta a mantenere in memoria parole, numeri o altre informazioni verbali per alcuni secondi. È utile, ad esempio, per ricordare un numero di telefono appena ascoltato.

  3. Buffer episodico: Questa componente integra le informazioni provenienti dalle altre sottocomponenti e dalla memoria a lungo termine, creando rappresentazioni complesse e coerenti, come “episodi” o ricordi temporanei. Il buffer episodico facilita la combinazione di informazioni di diversa natura (visiva, verbale, spaziale) in un’unica unità. Ad esempio, vedere qualcuno simile a un vecchio amico evoca un ricordo vivido che unisce presente e passato.

  4. Sistema esecutivo centrale: È la componente di controllo della memoria di lavoro, responsabile di gestire e dirigere l’attenzione, suddividere le risorse tra i compiti e selezionare le informazioni rilevanti. È essenziale per attività che richiedono un’elaborazione complessa e un aggiornamento delle informazioni, come risolvere un problema o prendere decisioni.

 

Queste sottocomponenti collaborano per permetterci di svolgere attività complesse, utilizzando e gestendo informazioni diverse, come ricordare una lista di parole, elaborare un problema matematico, o seguire una conversazione mentre si guida.

Memoria a Lungo Termine

Riesci a ricordare un compleanno o un evento speciale vissuto durante la scuola primaria o secondaria? La memoria a lungo termine è il sistema che conserva informazioni per periodi prolungati, permettendoci di recuperare conoscenze e esperienze anche a distanza di anni. Si divide in due parti principali: memoria implicita e memoria esplicita, che svolgono funzioni distinte.

 

Memoria Implicita o Procedurale 

La “fondatrice” del detto “facile come andare in bicicletta” è la memoria procedurale che riguarda le abilità e le competenze che acquisisci nel tempo e che vengono svolte in modo automatico, senza richiedere un richiamo consapevole.  Quindi la “facilità” di cui parla il detto è legata al fatto che, se anche non pensiamo consapevolmente a come fare una determinata azione, riusciamo a svolgerla grazie a questa memoria. Una volta apprese, questo tipo di abilità sono difficili da dimenticare.

 

Memoria Esplicita o Dichiarativa

La memoria dichiarativa, invece, è responsabile del ricordo di fatti, eventi e conoscenze che possono essere richiamati consapevolmente. Un esempio di memoria dichiarativa è ricordare il giorno del proprio compleanno o il nome del primo imperatore romano. Si divide ulteriormente in memoria episodica, che si riferisce a eventi personali (come ricordare una vacanza), e memoria semantica, che riguarda informazioni generali e conoscenze del mondo (come sapere che Parigi è la capitale della Francia). 

 

Come interagiscono insieme nell’apprendimento?

“Ce l’ho sulla punta della lingua”. Questo è solamente un esempio di quello che succede quando i vari tipi di memoria non collaborano tra loro, quando hanno dei problemi di comunicazione (o connessione). Infatti, nell’apprendimento, sono necessariamente coinvolti tutti e quattro tipi di memoria – di lavoro, a breve termine, procedurale e dichiarativa – con il fine di lavorare insieme per facilitare l’acquisizione e la conservazione delle informazioni. 

  • La memoria di lavoro ha un ruolo chiave, poiché gestisce le informazioni appena ricevute e le collega a quelle già immagazzinate, permettendoci di capire e risolvere problemi. 
  • La memoria a breve termine trattiene temporaneamente queste informazioni mentre vengono elaborate e comprese, fungendo da deposito momentaneo prima che siano trasferite nella memoria a lungo termine.
  • Una volta consolidate, le informazioni entrano nella memoria a lungo termine, che si divide in procedurale e dichiarativa. La memoria procedurale si attiva quando apprendiamo abilità pratiche, che con la ripetizione diventano automatiche, come suonare uno strumento o guidare. La memoria dichiarativa, invece, conserva fatti e conoscenze esplicite, come nozioni storiche o concetti teorici, che possiamo richiamare consapevolmente quando necessario.

L’interazione tra queste memorie garantisce che ciò che impariamo possa essere utilizzato sia a breve termine che a lungo termine, migliorando l’efficacia dell’apprendimento.

Consigli e giochi su come allenare la tua memoria

La buona notizia è che possiamo allenare la memoria, proprio come un muscolo! I giochi e le attività per allenare la memoria sono strumenti efficaci per mantenere attive le capacità cognitive a qualsiasi età.

Fai giochi di memoria! Questi, coinvolgendo diversi processi della memoria in un’unica attività, stimolano le connessioni ed esercitano la mente. Ad esempio, il classico memory con le carte, stimola l’attenzione visiva e la capacità di ricordare la posizione di immagini. Anche i cruciverba, i puzzle e il sudoku, richiedendo concentrazione e ragionamento, favorendo il potenziamento della memoria a breve e lungo termine.

Prova attività di ripetizione come ricordare liste di parole o numeri, o ricostruire storie e sequenze, aiutano a rinforzare la memoria sequenziale (Buffer episodico). Questi esercizi sono particolarmente utili nei bambini e negli anziani, poiché rafforzano capacità che nel primo caso sono da acquisire e nel secondo da mantenere.  Altre pratiche utili includono giochi digitali progettati appositamente per allenare il cervello e giochi di logica che mettono alla prova le capacità di memorizzazione e problem solving. 

L’apprendimento di nuove abilità, come suonare uno strumento o imparare una lingua, rappresenta un allenamento naturale della memoria, stimolando continuamente il cervello a creare nuove connessioni.

“Avevo studiato tutto e non ricordo nulla” oppure “ero sicuro/a di sapere questa cosa”. Stress e concentrazione possono influire negativamente sulla memoria (a volte fino a non farci accedere proprio al contenuto) o diminuirne le capacità. Per questo motivo praticare meditazione e mindfulness può essere di grande aiuto: ci aiutano a gestire l’impatto degli stati emotivi sulle nostre capacità mnemoniche.

Una Metafora per capire

Immagina l’apprendimento come un’orchestra in cui ogni tipo di memoria è uno strumento che suona la sua parte per creare armonia. La memoria di lavoro è il direttore d’orchestra: coordina le informazioni in tempo reale, decidendo quali suoni si devono eseguire e come combinarli. La memoria a breve termine è come il leggìo dei musicisti, che tiene lo spartito pronto solo per pochi istanti, il tempo necessario per eseguire le note.

Man mano che le informazioni vengono ripetute e praticate, alcune diventano automatiche, come il movimento delle dita di un pianista sulla tastiera. Questo è il lavoro della memoria procedurale, che continua a suonare senza bisogno di guardare lo spartito. Nel frattempo, la memoria dichiarativa è l’archivio della musica dell’orchestra: conserva tutti gli spartiti e le composizioni, pronte a essere richiamate e suonate di nuovo quando serve. 

Tutte queste memorie lavorano insieme, creando un’esecuzione fluida, dove ogni parte contribuisce all’apprendimento, proprio come in una grande sinfonia orchestrale. 

La memoria non è un’entità unica, ma un sistema complesso che si suddivide in diverse dimensioni, ciascuna con un ruolo importante nel nostro apprendimento e nella nostra vita quotidiana. Se desideri approfondire il tema o affrontare eventuali difficoltà, siamo qui per aiutarti.

 

Per Approfondire

 

Atkinson, R. L., Buonarrivo, L., Cornoldi, C., Hilgard, E. R., & Smith, E. E. (2006). Atkinson & Hilgardʾs Introduzione alla psicologia. Piccin.

Baddeley, A. D., & Hitch, G. J. (1974). Working memory. In G. Bower (Ed.), Recent advances in learning and motivation (Vol. 8, pp. 47-89). New York: Academic Press

Baddeley, A. D. (2007). Working memory, thought, and action. Oxford University Press.

Miller, G. A. (1956). The magical number seven, plus or minus two: Some limits on our capacity for processing information. Psychological Review, 63(2), 81-97.

Schacter, D. L. (1996). Implicit memory: A new frontier for cognitive neuroscience. In Searching for memory: The brain, the mind, and the past (pp. 233-272). Basic Books.

Tulving, E. (1983). Elements of episodic memory. Oxford University Press.

 

Benedetta Ceci, psicologa, specializzanda in psicoterapia

Sono una psicologa specializzata nell’età evolutiva e appassionata di ricerca. Attualmente, lavoro come assegnista presso l’Università di Parma nel campo del benessere scolastico. Dopo la laurea in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione conseguita all’Università di Padova, ho avuto l’opportunità di svolgere il tirocinio post-laurea sulle disabilità intellettive alla Colorado State University. Lavoro inoltre, come tutor per ragazzi con DSA. Frequento la scuola di psicoterapia ASCCO di Parma, dove sto approfondendo l’ACT e altre terapie cognitivo-comportamentali di terza generazione, che mi stanno permettendo di vedere la realtà da una nuova prospettiva.