Cosa significa soffrire di ADHD in un mondo così pieno di distrazioni?

di Agnese Novelli, psicologa e psicoterapeuta 

 

Ritmo, sfide e potenziale del funzionamento ADHD nell’adulto

 

Il ritmo ADHD

La vita possiede un ritmo e ogni creatura vive all’interno di un ritmo. 

I ritmi biologici sono modelli ricorrenti che controllano gli aspetti della nostra fisiologia e sono determinati dall’interazione tra fattori interni/endogeni, dipendenti dall’organizzazione biologica dell’individuo, e fattori esterni/ambientali. 

Sonno, alimentazione e attività fisica sono comportamenti che hanno un impatto sul ritmo e sul benessere psicofisico dell’individuo. 

 

Sonno

Il sonno è un comportamento, riveste un ruolo centrale per lo sviluppo dell’individuo ed è necessario per mantenere il benessere dell’organismo. Senza sonno non vi è salute mentale.

Come descritto nel precedente articolo, le persone con ADHD presentano una gestione del tempo anomala: vivono una sorta di apprensione temporale, sono generalmente in ritardo e spesso di corsa per recuperare il tempo perduto, faticano a programmare la  giornata e i tempi necessari per compiere un’azione, possono impegnarsi un tempo infinito in attività quotidiane (ad esempio, perdono la cognizione del tempo sotto la doccia) e mostrare iperfocalizzazione per attività peculiari. A tutto ciò si aggiungono una cattiva igiene del sonno e la mancanza di routine adeguate ad agevolare il sonno prima di andare a dormire.

Nell’ADHD, gli studi hanno segnalato la presenza di significative alterazioni del sonno, sia a livello di quantità (ore di sonno) sia a livello di qualità del sonno, che non permettono un recupero profondo e rigenerante del corpo e della mente (Mencacci e Migliarese, 2020)

Studi epidemiologici hanno rilevato che il 60-80% degli adulti con ADHD presentano alterazioni del sonno che possono strutturarsi in veri e propri disturbi: insonnia (difficoltà ad addormentarsi e mantenere il sonno), sindrome delle gambe senza riposo (disturbo sensomotorio caratterizzato dal bisogno di muovere le gambe per ottenere sollievo da spiacevoli sensazioni di disagio degli arti inferiori) e disturbo del ritmo circadiano del sonno (ad esempio, apnee notturne).

Le “gabbie”,  intese come strategie utili, atte a prendersi cura di queste alterazioni fisiologiche possono essere: 

  • non bere caffè dal pomeriggio in poi. La caffeina, oltre a essere uno stimolante, è un diuretico e come tale può comportare risvegli nella notte per andare in bagno, interrompendo il sonno;
  • spegnere tutti gli schermi (TV, pc, tablet e smartphone) un’ora prima di andare a dormire. Per favorire il sonno è necessario “annoiare” il cervello, quindi, evitare tutto ciò che risvegli l’attività cerebrale. Un aspetto interessante da non sottovalutare e che ci possono essere attività considerate “innocue” che, invece, possono agevolare il risveglio cerebrale. Ad esempio, leggere un libro anche su carta e dalla trama molto interessante, può ravvivare anzichè annoiare l’attività cerebrale; va da sé che sia consigliabile dedicarsi a letture meno coinvolgenti che rimandino al ritmo di un pendolo;
  • in caso si fosse supportati da terapia farmacologica, prescritta per l’ADHD, che impatti collateralmente sul sonno, potrebbe essere utile considerare, in accordo con il medico prescrittore, una sua eventuale modifica;
  • provare tecniche di rilassamento e pratiche di mindfulness.

 

 

Alimentazione

Uno stile alimentare sano è importante e può contribuire a prevenire lo sviluppo di patologie psichiche o influenzarne il decorso. 

Diversi microelementi (quali, vitamine del gruppo B, vitamine E, C, D, K e sali minerali) hanno proprietà antiossidanti e di immunomodulazione che concorrono al benessere psicofisico dell’individuo. 

La relazione tra ADHD e alimentazione rappresenta un tema delicato e complesso, poiché i sintomi ADHD (quali disattenzione, iperfocalzzazione, iperattività, impulsività e disregolazione emotiva) possono influenzare  la relazione con il cibo. 

Le persone con ADHD possono soffrire con maggiore frequenza di disturbi del comportamento alimentare  (binge eating e bulimia nervosa), di obesità e avere stili alimentari alterati. 

In persone che soffrono di obesità, l’indice ADHD correla direttamente con il loro peso (Cortese et al., 2016).

Specifici alimenti e additivi alimentari (come il saccarosio e gli zuccheri raffinati) possono peggiorare le manifestazioni cliniche della persona con ADHD (Millichap E Yee, 2012).

Infine, indirettamente, stili alimentari discontrollati e poco sani possono impattare e compromettere la gestione dello stress.

Le “gabbie” utili a prendersi cura della vulnerabilità alimentare possono essere riconducibili ai seguenti comportamenti:

  • aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini alimentari;
  • adottare un’alimentazione corretta (No, eccesso zuccheri raffinati; sì, abbondanti frutta e verdura);
  • evitare o ridurre al massimo bevande energizzanti e zuccherine;
  • prendersi il tempo necessario per i pasti (No, «Mi bastano 5 minuti!»);
  • evitare di saltare i pasti principali;
  • rendere i pasti il più piacevoli possibile (condividerli con amici e familiari).

 

Esercizio fisico

L’attività fisica, svolta con regolarità, permette il miglioramento del benessere psicofisico e ha un ruolo importante su umore e qualità di vita. In questo senso, rappresenta uno strumento di prevenzione o riduzione dell’impatto di malattie croniche e  patologie psichiche.  

Rilevanti sono i miglioramenti delle funzioni cardiovascolari, l’efficacia nella risposta ormonale allo stress, la riduzione della risposta infiammatoria, il maggiore controllo glicemico, la riduzione della resistenza all’insulina e un migliore profilo lipidico. 

L’esercizio fisico aerobico (attività fisica prolungata a intensità moderata, come la camminata veloce, la corsa o il ciclismo) influenza il sistema nervoso centrale, poiché aumenta la secrezione di ormoni e molecole che modulano la trasmissione sinaptica e contribuisce al miglioramento mnestico delle funzioni esecutive (controllo e attenzione) e della regolazione dell’umore (rilascio di endocannabinoidi endogeni).

L’impatto dell’attività fisica regolare sul funzionamento ADHD è significativo. È interessante notare che alcune situazioni cliniche si rendono evidenti dopo una riduzione del tempo speso in attività sportive. 

L’esercizio fisico contribuisce a migliorare i funzionamenti cognitivi e comportamentali, compensa eventuali disfunzioni di catecolamine (ad esempio, adrenalina e dopamina) e il loro rilascio a livello delle aree cerebrali fronto-striatali, connesse ad attenzione e funzioni esecutive. 

Sono stati dimostrati anche miglioramenti nelle funzioni neurocomportamentali: riduzione dell’impulsività e dell’iperattività, maggiori livelli di attenzione e prestazioni sul compito (Chan, Jang e Ho, 2022; Sibbik et al., 2022). 

L’esercizio fisico costante rappresenta una preziosa “gabbia” per agevolare la regolarizzazione del ritmo di vita anche in persone con ADHD, poiché contribuisce alla creazione di uno stile routinario, utile all’organizzazione delle giornate.

 

Dove risiede la sofferenza?

L’ADHD non è un percorso lineare, ma un intreccio di differenze che emergono  in vari aspetti della vita personale e professionale della persona.

Vedremo insieme l’impatto che l’ADHD ha sul rendimento scolastico, sul lavoro, sulle relazioni familiari e interpersonali, sulla gestione quotidiana e nella messa in atto di comportamenti a rischio.

Riportando di nuovo le preziose parole di Giulia Spencer (2025): «Le sfide della persona con funzionamento ADHD si manifestano spesso in modo sottile, invisibile agli occhi degli altri, ma profondamente percepibili da chi le vive e le sperimenta ogni giorno. Non si tratta solo di momenti di distrazione o di difficoltà organizzative, ma più che altro di una costante sensazione di dover lottare contro una corrente che non tutti vedono. Nel contesto della vita quotidiana, queste difficoltà si intrecciano con le responsabilità lavorative, le relazioni personali e la gestione di se stessi», di seguito verranno descritte le “sfide invisibili” insite nel funzionamento ADHD e causa di profonda sofferenza. Alcune hanno a che fare con impulsività e disregolazione emotiva, altre con una mala gestione del tempo e delle priorità, ma tutte causano un impatto variabile  sull’autostima e sulle relazioni personali e professionali. 

Al fine di “medicarsi” e alleviare la sofferenza, le  persone con ADHD presentano comportamenti dalla finalità compensativa che possono diventare manifestazioni del disturbo: utilizzo di sostanze, dipendenza dal lavoro, dipendenza dallo sport o da internet, alterazioni dell’alimentazione e comportamenti anancastici, accompagnate da stanchezza cronica, senso di noia, demoralizzazione e difficoltà sessuali.

In tutto ciò, società e scienza hanno un ruolo fondamentale pur presentando differenze interessanti: se da una parte, la scienza ha dimostrato che alcune peculiarità ADHD non siano solo aspetti da considerare patologici ma, anzi, vere e proprie risorse (si veda ad esempio, l’iperfocalizzazione che permette di impegnarsi in modo prioritario in un’attività per lungo tempo e l’impulsività che, quando ben canalizzata, porta a decisioni rapide in situazioni critiche); dall’altra parte, la società deve fare ancora molta strada. Spesso le persone con ADHD vivono e si scontrano con ambienti molto rigidi che non valorizzano la diversità di pensiero, ma piuttosto chiedono sempre maggiori efficienza e puntualità e di adattarsi a esigenze sempre più stringenti e richiestive.

Di seguito verranno elencati gli ambiti specifici all’interno dei quali le persone con funzionamento ADHD possono contattare la sofferenza. 

 

Rendimento scolastico

Le difficoltà attentive rappresentano l’aspetto sintomatologico che maggiormente resta invariato e, nel tempo, tende a cronicizzarsi. 

Gli elementi che impattano sul rendimento scolastico presenti nell’ADHD sono evidenti:

  • nelle difficoltà attentive che si esprimono nella fatica a selezionare uno stimolo sul quale mantenere l’attenzione nel tempo e nella gestione poco efficiente dell’attenzione che varia dalla distrazione all’iperfocalizzazione e si concretizza nella difficoltà a organizzare e pianificare lo studio;
  • nei deficit nelle funzioni esecutive a livello di working memory (tradotto “memoria di lavoro”; processo cognitivo che permette di mantenere temporaneamente ed elaborare le informazioni in entrata) e di decision making (processo connesso alla capacità nel prendere decisioni). Le persone con funzionamento ADHD, come descritto nel precedente articolo, presentano difficoltà in entrambi i processi;
  • nel mind-wandering (tradotto “vagare della mente”), naturale tendenza presente in ciascun essere umano, maggiormente attiva e invasiva in persone con ADHD.

 

In ambito scolastico, le persone con ADHD le vedremo:

  • tendere a posporre esami universitari e non seguire le lezioni;
  • faticare nello stare seduti a lungo senza alzarsi;
  • necessitare di frequenti pause che compromettono la ripresa della concentrazione;
  • avere difficoltà nella memoria di lavoro e nella fase di apprendimento;
  • faticare a terminare di leggere un libro;
  • faticare nel darsi delle scadenza;
  • rischiare la bocciatura/avere numerosi debiti nonostante le buone capacità intellettive;
  • essere  a rischio abbandono scolastico.

 

 

Ambito lavorativo

Anche l’ambito lavorativo, come quello scolastico, può diventare  faticoso e sfidante. Le difficoltà attentive, i problemi di concentrazione e nella memoria di lavoro, e l’impulsività inficiano il completare i compiti assegnati e un’adeguata organizzazione.

Nello specifico le persone con ADHD presentano scarse abilità in ambito lavorativo e le osserveremo:

  • occupare ruoli di status socio-economico di livello inferiore rispetto alle loro capacità;
  • non  completare i compiti assegnati e mancare nell’avere un’adeguata organizzazione;
  • fare errori di distrazione, per i quali ricevono rimproveri;
  • tardare rispetto all’orario di lavoro;
  • non rispettare le scadenze;
  •  avere la tendenza a lavorare in modo indipendente;
  • avere conflitti con colleghi e/o superiori e scarsa capacità collaborativa in team,
  • avere scarsa tolleranza ad attendere
  • parlare in eccesso e non rispettare i tempi reciproci alla comunicazione, usando modi che possono apparire sgarbati, a causa della loro impulsività.

 

Ambito familiare e interpersonale

Impulsività, difficoltà attentive e disregolazione emotiva sono sintomi clinici dell’ADHD che impattano anche sulle relazioni a vari livelli. 

Nello specifico persone con ADHD le osserveremo:

  • avere una peggiore qualità del rapporto con gli altri: le loro relazioni interpersonali risultano più facilmente compromesse e caratterizzate da instabilità e contrasti;
  • faticare nell’inibire comportamenti socialmente inadeguati/indesiderati;
  • spesso, non riflettere e non filtrare ciò che dicono;
  •  tendere a stancarsi facilmente delle persone che hanno intorno;
  •  faticare a coltivare e mantenere rapporti stabili nel tempo;
  • interrompere relazioni amicali e sentimentali;
  •  mostrare insofferenza verso gli altri;
  • faticare a condividere;
  • manifestare maggiori conflittualità e problemi di comunicazione nella coppia;
  •  mostrare difficoltà e carenze nella gestione familiare e nell’educazione dei figli;
  •  più di frequente, andare incontro a separazione/divorzio;
  • spesso, essere considerate «poco affidabili».

 

Gestione della vita quotidiana

Per l’adulto ADHD affrontare la «semplice» quotidianità può essere un’impresa non facile, anche a causa dell’aumento di responsabilità personali, connesse con la crescita e più difficili da delegare.

Nello specifico, le persone con ADHD le potremmo osservare:

  • presentare difficoltà nella gestione domestica;
  • essere caotici e disordinati, dimenticare/perdere oggetti;
  • fissare appuntamenti che non ricordano, oppure sovrapporli;
  •  arrivare in ritardo;
  • faticare nel coltivare un hobby con continuità; 
  •  essere impazienti;
  •  annoiarsi facilmente;
  •  essere irrequieti e fare ricorso a sostanze per calmarsi;
  •  avere problemi economici, causati dalla mala gestione delle proprie finanze;
  •  fare acquisti impulsivi;
  • non riuscire a dare delle priorità;
  •  presentare affaticamento cronico (soprattutto le donne).

 

Comportamenti a rischio

Comportamenti a rischio dati da scelte poco riflessive, ricerca di stimoli, sensazioni intense (sensation seeking) e senso di onnipotenza, sono sia aspetti comunemente presenti nella fase adolescenziale sia peculiarità del funzionamento ADHD, quindi diventa fondamentale riconoscere e ricordare quanto possa essere ancor più sfidante e complicato per un adolescente con ADHD attraversare questa fase di vita e gestire tali condotte.  

Nello specifico, adulti e adolescenti con ADHD li osserveremo più facilmente:

  • scegliere sport estremi e adrenalinici, andando incontro a maggiore rischio di infortuni;
  • rischiare di contrarre malattie sessualmente trasmissibili/avere gravidanze indesiderate;
  • essere inclini a dipendenze da abuso di alcol/sostanze stupefacenti;
  • sviluppare gambling/internet addiction.
  • avere maggiori problemi con la giustizia/forze dell’ordine;
  •  più facilmente, restare coinvolti in risse;
  • più facilmente,  avere incidenti stradali causati da disattenzione e impulsività alla guida.

 

 

Dove risiede il potenziale?

Energia, creatività  e sensibilità emotiva riflettono il potenziale del funzionamento ADHD. 

  • Energia, intesa come energia personale, forza vitale che rende vivi e può essere influenzata da fattori fisici, mentali ed emotivi. L’energia vitale, espressa non solo nel funzionamento iperattivo, rappresenta un valore aggiunto del funzionamento.
  • Creatività, espressa nella capacità di risolvere i problemi, rappresenta una caratteristica distintiva che arricchisce le relazioni, il lavoro e la vita quotidiana. Le persone con ADHD vedono connessioni e soluzioni che sfuggono ad altri, risolvono problemi e hanno idee innovative. Un adulto con ADHD che  lavora in ambito creativo potrebbe eccellere. 
  • Sensibilità emotiva, permette di vivere le emozioni in modo intenso. Quando accompagnata da empatia e capacità di entrare in connessione con l’altro sono due preziose abilità. La sensibilità emotiva insita nel funzionamento, in questo senso, rappresenta un potenziale prezioso da spendere nella relazione con se stessi e con gli altri.

 

Trasformare le sfide in opportunità

Le persone con ADHD possono trasformare le sfide raccontate in nuove opportunità e punti di scelta, e il contesto è un elemento prezioso per l’avvio di questa trasformazione. 

La Relational Frame Theory (N. Törneke, 2017) descrive in modo preciso e accurato come avviene questo processo: quando uno stimolo, nel cambiare la sua relazione con altri stimoli, modifica la sua funzione (ad esempio, uno stimolo avversivo potrebbe diventare meno avversivo, neutro o addirittura appetitivo, e viceversa); processo, che come ogni altro, avviene in un contesto. 

Nello specifico dell’ADHD, alcuni aspetti di temperamento e comportamento considerati difficili da gestire, sia per la persona stessa sia per gli altri significativi, quali iperattività e impulsività, possono risultare essere limiti sfidanti e frustranti, ma quando inseriti in altri contesti possono cambiare aspetto e diventare punti di forza e opportunità.

Alcuni esempi di questa trasformazione si possono osservare nelle caratteristiche ADHD di iperattività, irrequietezza, impulsività e iperfocalizzazione.

  • Iperattività e Irrequietezza. Essere sempre in movimento può risultare un limite e creare anche irritazione negli altri, ciò nonostante può trasdursi in dinamicità ed energia inesauribili che potrebbero aiutare la persona ad affrontare anche i compiti più complessi.
  • Impulsività. Sebbene considerata una tendenza problematica, quando ben incanalata, riflette intraprendenza e capacità di prendere decisioni importanti in tempi rapidi.
  • Iperfocalizzazione. Descritta come una forma di concentrazione, intensa e prolungata, posta su un’attività letta dal cervello come particolarmente interessante. Durante l’iperfocalizzazione la persona si immerge completamente in un’attività specifica al punto di perdere la cognizione del tempo e ignorare tutto ciò che accade intorno a sé. In quel momento tutto il resto passa in secondo piano: distrazioni, bisogni fisici e senso del tempo. Le sfide insite in questo processo sono rappresentate nel  rischio che possa sfuggire al controllo del soggetto e creare problemi significativi (ad esempio trascurare le priorità,  difficoltà a “staccare” ed esaurimento mentale).

Ciò nonostante nell’iperfocalizzazione risiede un potere nascosto: dimostra quanto il cervello ADHD possa essere produttivo quando motivato e, se gestita in modo corretto, può diventare una risorsa incredibile, in termini di alta produttività, creatività e senso di realizzazione.

 

Conclusioni

 

Consapevole che due articoli non possano essere esaustivi del funzionamento ADHD nell’adulto,  spero di aver portato qualche informazione utile in più e alcuni spunti di riflessione personale.  

Da qualunque punto di vista abbiate letto questo articolo — come professionista, persona con ADHD, genitore, fratello/sorella o amico di persone con ADHD— spero sia emersa in voi una consapevolezza importante: non si guarisce dall’ADHD semplicemente diventando adulti.

 

Vorrei concludere parlando di due grandi sfide che ci riguardano tutti.

 

Viviamo in una società richiestiva che ci invita a essere performanti e nella quale velocità, precisione, puntualità e automatismo divengono la cornice della nostra esistenza, fin da molto piccoli. La prima grande sfida, oggi, è imparare a rallentare, non perché la lentezza divenga a sua volta cornice della nostra esistenza (non sarebbe sostenibile!), ma per essere in grado di farlo quando necessario, quando la vita, nella sua grandezza, ci pone davanti ostacoli che non possiamo saltare in corsa, ma ci obbligano a fermarci e a cambiare ritmo. In quei momenti, quando la nostra strada d’abitudine sarà bloccata e da un ostacolo, sostanzialmente, possono accadere due cose: se fortunati, troveremo una strada alternativa facilmente raggiungibile; altre volte, invece, la strada dovremo crearla noi, passo dopo passo. In questi casi potremmo sentirci incerti o smarriti, poiché le nostre “veloci” abitudini non potranno guidarci, ed è proprio allora che lentezza e fermezza diventeranno due preziose alleate e ci aiuteranno a crescere e a trovare nuove direzioni, forse meno comode, ma più significative. Per far sì che tutto ciò accada è fondamentale allenare un ritmo diverso, più lontano dalla frenesia della nostra società e più vicino ai nostri bisogni umani. 

 

Questa sfida diviene ancora più grande per chi ha un funzionamento neurodivergente, come ad esempio l’ADHD, in cui le difficoltà attentive, l’impulsività, l’iperattività e la disregolazione emotiva possono rendere la vita di tutti i giorni più complicata. 

Conoscere come funziona l’ADHD è fondamentale per aiutare genitori, coniugi,  insegnanti, amici e professionisti del settore a comprendere che queste fatiche non sono dettate da scuse o da mancanza di impegno, ma bensì limiti reali insiti nel funzionamento stesso. 

 

E qui arriva la seconda grande sfida: nella relazione, notare i limiti dell’altro è importante quanto osservarne il suo potenziale. Sensibilizzare con il fatto che certi comportamenti non nascono da intenzioni negative, ma da difficoltà legate al funzionamento stesso, è un passo importante per costruire relazioni più empatiche e rispettose.

 

Nel caso dell’ADHD, la distrazione, la disorganizzazione o l’impulsività non sono scelte, ma parte del modo in cui la persona vive e gestisce la realtà.

 

La domanda che dà il titolo a questo secondo articolo è “Cosa significa soffrire di ADHD in un mondo così pieno di distrazioni?” La risposta è: “Significa tanto!”, poiché all’interno del funzionamento ADHD vi sono molte sfumature cliniche, sentiti ed esperienze differenti. Nonostante due articoli non bastino per raccontare tutto, spero abbiate avuto modo, nella lettura, di avere qualche informazione utile e uno spunto per riflettere di più su questo tema e sulle persone accompagnate quotidianamente da questo funzionamento. 

 

 

Per approfondire 

 

Barklay, R.A., & Murphy, K.R. (2011). The nature executive function (EF) deficits in daily life activities in adults with ADHD and their relationship to performance on EF tests. Journal of Psychopathology and Behavioral Assessment, 33 (2):133-58. 

Chan, Y. S., Jang, J. T., & Ho, C. S. (2022). Effects of physical exercise on children with attention deficit hyperactivity disorder. Biomedical journal, 45(2), 265–270. https://doi.org/10.1016/j.bj.2021.11.011

Mencacci, C. & Migliarese, G. (2021). “ADHD nell’adulto. Dalla diagnosi al trattamento”. Edra, Milano.

Migliarese, G., Venturi, V., Reibman, Y. L., & Mencacci, C. (2023). “ADHD negli adulti. Un modello di intervento psicoeducativo”. Edizioni Centro Studi Erikson, Trento. 

Millichap, J. G., & Yee, M. M. (2012). The diet factor in attention-deficit/hyperactivity disorder. Pediatrics, 129(2), 330–337. https://doi.org/10.1542/peds.2011-2199

Murphy, K. R., Barkley, R. A., & Bush, T. (2002). Young adults with attention deficit hyperactivity disorder: subtype differences in comorbidity, educational, and clinical history. The Journal of nervous and mental disease, 190(3), 147–157. https://doi.org/10.1097/00005053-200203000-00003

Rooney, M., Chronis-Tuscano, A., & Yoon, Y. (2012). Substance use in college students with ADHD. Journal of attention disorders, 16(3), 221–234. https://doi.org/10.1177/1087054710392536

Spencer, G. (2025). ADHD adulti e bambini. Ritrova il tuo equilibrio. Torrazza Piemonte, Torino.

Suris, J.C., Akré, C. & Rutishauser, C. (2009). How adults specialist deal with the principles of a successful transition. The journal of adolescent health, 45(6):551-55.

 Törneke: (2017). Fondamenti di RFT. Un’introduzione alla Relational Frame Theory e alle sue applicazioni cliniche. Giovani Editore Fioriti. Roma.

Wang, B. Q., Yao, N. Q., Zhou, X., Liu, J., & Lv, Z. T. (2017). The association between attention deficit/hyperactivity disorder and internet addiction: a systematic review and meta-analysis. BMC psychiatry, 17(1), 260. https://doi.org/10.1186/s12888-017-1408-x

 

 

Agnese Novelli, Psicologa e psicoterapeuta.

Specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale presso ASCCO di Parma dove ha conosciuto l’Acceptance and Commitment Therapy – ACT e la Mindfulness, verso le quali ha mostrato fin dall’inizio interesse e curiosità. Dal 2018 è membro del direttivo di ACT ITALIA e membro dell’équipe Leaves – Psicologia Applicata. I principali ambiti di intervento come libera professionista presso lo Studio Leaves di Reggio Emilia sono: percorsi educativi e clinici rivolti ad adolescenti e adulti: formazione e sostegno in ambito scolastico; percorsi clinici per persone con disturbi d’ansia e dell’umore.