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Come il mio cane mi ha aiutato a cambiare prospettiva

di Marta Schweiger, PhD, psicologa e psicoterapeuta 

 

Una delle abilità correlate con un maggiore benessere psicologico è il perspective taking, cioè la capacità di guardare una stessa situazione o elemento da diversi punti di vista e di cambiare intenzionalmente la propria prospettiva quando questa ci fa soffrire, o non ci è utile a favore di una prospettiva migliore.

Il perspective taking comporta spostarsi in una prospettiva diversa di persona, di tempo o di spazio (o una combinazione di questi) ponendosi la domanda: “Cosa vedrei, sentirei, penserei di questa cosa guardandola dagli occhi di quella persona, da quel momento della mia vita diverso da ora, da quel luogo diverso da qui?”.

Spesso, attraverso le nuove esperienze e la riflessione su di esse, il perspective taking avviene in modo naturale e le nuove prospettive che abbiamo acquisito possono essere applicate ad altri contesti, apprendendo così un nuovo modo di guardare le cose.

In questo articolo porto degli esempi di come la relazione con un animale, un cane in questo caso, e l’osservazione del mondo dal suo punto di vista hanno facilitato il perspective taking e aperto nuove prospettive su di me e sulle mie relazioni.

 

Tutto inizia con l’arrivo di un cane 

Quattro anni fa ho adottato un cane. Nata randagia, a qualche mese di vita era stata portata in un canile in Sicilia e, dopo un po’ di tempo, era approdata al nord, dove io l’ho conosciuta.

Ricordo molto bene il giorno in cui è entrata in casa con le movenze di un animale selvatico e gli occhi tristi e spaventati, ma anche curiosi. Quel giorno sapevo che averla con me sarebbe stato bello, e sapevo che sarebbe stato difficile. Sapevo anche che, per vivere bene insieme, avrei dovuto insegnarle moltissime cose, e darle del tempo per impararle. E così è stato. 

Quello di cui davvero non avevo idea è quante nuove prospettive avrei acquisito io nel frattempo interagendo con lei. E non mi riferisco all’educazione cinofila (benché ora mi sia fatta una certa cultura al riguardo): parlo dei punti di vista che mi ha insegnato questa cagnolona sul mio essere umana e sulle mie relazioni. 

Ecco sei nuovi punti di vista che ho scoperto grazie a lei.

 

1. Lasciati attraversare dalle emozioni  

 

Poiché quando l’ho adottata era terrorizzata da molte cose, la mia cagnolona mi ha mostrato come sia possibile lasciarsi riempire dalla paura fino alla punta delle zampe (o delle dita). 

Ma, da grande giocherellona quale è, mi ha anche insegnato come, quando la paura è passata, allo stesso modo ci si può far inondare dalla gioia e viverla completamente, senza vergogna. 

Noi esseri umani pensiamo che le emozioni ci possano distruggere, compromettere o definire, ma non è così. Un nuovo perspective taking è vedere come tutte le emozioni arrivano e poi passano, rendendoci liberi di accogliere una nuova emozione. E questo vale per il mio cane, come per me.

 

2. Quando ti riposi, fallo per davvero

 

Un altro cambio di prospettiva che ho fatto vivendo con lei ha a che fare con il riposo. È un essere estremamente vivace e attivo, ma, una volta che si ferma, sceglie il posto migliore e la posizione più adatta per farlo, e niente può distoglierla dal suo riposo. Ho dunque scoperto che il riposo è una cosa molto diversa dalla pigrizia e che quando ci si riposa, bisogna riposare e basta. 

Quanto tempo della mia vita ho passato a cercare di riposarmi, mentre in realtà facevo altro! Ora, molto più spesso di prima, mi ritrovo a scegliere se correre e darmi da fare, oppure riposarmi. 

 

3. Anche se ti sembra così, non lo fa contro di te!

 

La relazione con il mio cane è poi riuscita a illuminare una terza nuova prospettiva tanto fondamentale quanto complessa. Quando qualcuno a cui sono legata mi fa un torto o non si comporta come vorrei, non lo fa mai contro di me: l’ io è quello che considero ‘me’ e ‘mio’ si mette in mezzo, anche quando non c’entra nulla. 

Il suo essere cane me lo ha fatto sperimentare, in modo semplice e lampante. Quando, nei primi mesi insieme, mi teneva in ostaggio all’area cani o al parco senza farsi riprendere per un tempo apparentemente interminabile, magari sotto la pioggia, magari proprio quando avevo un appuntamento di lavoro importante per cui dovevo tornare, la tentazione di pensare che lo facesse apposta era forte, ma francamente troppo poco credibile. No, non era contro di me. E diventava ovvio quando si rilassava con una mia carezza, non appena aveva accettato di farsi avvicinare. 

Spesso tornavo a casa e mi correva incontro, come se l’unica sua ragione di vita fossi io. E poi scoprivo che le ore da sola le aveva dedicate a strappare il piumone nuovo e fare a pezzi proprio i miei orecchini preferiti. “Ma allora ce l’hai con me ?”, pensavo. Ma no, un cane non può fare certi ragionamenti, fa proprio ridere pensarlo. Tanto più quella cagnolona che mi adora. Le sue fughe, le sue distruzioni e le altre sue stranezze hanno continuato a darmi fastidio finché sono durate, ma senza che si manifestasse la sensazione che fra di noi ci fosse qualcosa di sbagliato per questo. Tutto è stato molto più gestibile. E meno importante di molte altre cose.  

Le persone che mi stanno accanto e mi vogliono bene sono forse dotate di maggiore intenzionalità del mio cane, ma è diventato per me evidente che quando mi deludono o mi feriscono, sono altrettanto guidati dai propri limiti, paure e abitudini, molto più che dalla voglia di farmi un torto. E il mio cambio di prospettiva mi ha permesso di lasciar andare alcune delle aspettative nei loro confronti, così come ho fatto con l’attaccamento a qualche oggetto di casa dopo l’arrivo del mio cane.

 

4. Un concetto di casa più flessibile 

 

Ed eccoci al quarto cambio di prospettiva che è avvenuto grazie al mio cane. Per un paio d’anni, in cui avevo una vita divisa fra due città e due regioni, lei mi ha fedelmente seguito ogni settimana, su e giù da treni e macchine, in case e ambienti diversi. E nel frattempo mi faceva vedere come può essere facile e naturale non lasciarsi turbare da questa instabilità, che io invece soffrivo parecchio. 

Senza farsi troppe domande su quale fosse “casa sua”, si accucciava ai miei piedi in posti sempre diversi. Mentre osservavo il suo comportamento, ho iniziato a considerare che “casa” possa non essere un luogo specifico, non quello in cui sono cresciuta e nemmeno quello in cui avrei desiderato abitare, ma piuttosto “casa” sia poter stare accanto a chi ami. 

E così ho portato a termine il mio trasferimento con un po’ più di leggerezza. 

 

5. Si può convivere bene, anche senza capirsi: litigare non conviene 

 

Per mostrarmi un’altra nuova prospettiva si è persino fatta affiancare da un gatto. Costretti a vivere insieme, mi hanno fatto vedere come si può essere radicalmente diversi e parlare lingue incompatibili, perfino odiarsi, e al tempo stesso scegliere, ogni volta, di non scatenare una guerra. E non per una questione morale (che evidentemente non appartiene a loro), ma per un motivo pragmatico e vitale: non conviene

È un cambio di prospettiva che ho cercato di mettere in pratica in alcune relazioni necessarie e difficili in ambito personale e lavorativo, in cui una parte di me ci teneva a tutti i costi a sottolineare le differenze e a tutti costi voleva trovare un accordo (o più probabilmente iniziare un conflitto). Quando ho iniziato ad accettare pienamente che io e l’altra persona siamo come cane e gatto, abbandonando ogni tentativo di capirci veramente, ho risparmiato moltissime energie e ho anche scoperto che potevamo “convivere” tranquillamente e che, in situazioni specifiche, potevamo anche esserci utili a vicenda.

D’altra parte, anche il cane e il gatto in questione hanno permesso ciascuna all’altra di bere dalla propria ciotola, quando l’acqua era più fresca, e ne hanno beneficiato entrambe. 

 

6. Le caratteristiche in contrasto sono naturali, e pure belle 

 

Sarebbe già moltissimo, ma c’è un ultimo perspective taking che il mio cane mi ha regalato, un qualcosa con cui mi ha aiutato a fare pace dopo tanto tempo. 

Alcuni di noi tendono a cercare in se stessi e negli altri coerenza. E così facendo finiamo per “ingabbiarci” in una tipologia (o personalità, come la chiamiamo noi psicologi ) e sentirci sbagliati, o perlomeno strani, quando non ne rispettiamo le caratteristiche. Mi spiego meglio: pensiamo che se qualcuno è timido dovrebbe anche essere pacato, introverso e pure sensibile; se invece qualcuno è molto vivace sarà anche impulsivo, allegro ed estroverso. La realtà è piuttosto diversa: ciascuno di noi presenta mille sfaccettature parzialmente contrastanti e incoerenti fra loro e questo non è minimamente un problema, se impariamo a guardarle e accettarle come naturali parti di un insieme complesso. 

La nuova prospettiva nasce dal fatto che da un animale non ho preteso questa coerenza, così poco plausibile. La mia cagnolona è profondamente dolce e, al tempo stesso, è irrimediabilmente selvaggia. È parecchio timorosa e, insieme, è incredibilmente vivace e curiosa. Eppure ai miei occhi queste caratteristiche convivono in lei in perfetta armonia, come fanno le macchie bianche e nere sul suo pelo, che sono anche la sua bellezza e il suo tratto distintivo.

Ma se concedo questa possibilità a lei, perché non posso apprezzare e valorizzare anche i miei personali contrasti interni? 

 

Un’esperienza, tante prospettive 

 

Ripensando a tutte le cose che ho imparato dal mio cane, mi colpisce come un’esperienza nuova, quella di interagire con un cane, mi abbia offerto così tante nuove e diverse prospettive, molte delle quali utili per la mia vita. 

Chissà quante ancora ce ne sono a disposizione, osservando con curiosità da vari punti di vista tutte le esperienze piacevoli e spiacevoli che la vita mi offre, senza restare troppo ancorata ai miei preconcetti e convinzioni.

 

Marta Schweiger, Ph.D, psicologa e psicoterapeuta

Da quando ho incontrato l’Acceptance and Commitment Therapy e la Mindfulness le studio, le pratico nella mia vita e le applico nel mio lavoro. Come psicoterapeuta lavoro con adulti, adolescenti, bambini e mi occupo di sostegno alla genitorialità. Sono coordinatore di progetto, formatore e docente, in particolare negli ambiti sanitario ed educativo. Mi interessa comprendere con precisione e profondità i processi da cui dipende il cambiamento per promuoverlo con flessibilità ed efficacia.