Ansia da prestazione sessuale: come affrontarla con l’ACT
di Yuliya Petryshyna, psicologa e sessuologa
L’ansia da prestazione è una condizione psicofisiologica che può emergere in specifiche situazioni in cui si percepisce l’aspettativa di raggiungere un obiettivo considerato superiore alle nostre capacità. In ambito sessuale, questa forma di ansia può essere attivata dai nostri “ami interni”, cioè da pensieri, emozioni, ricordi che contribuiscono a generare o mantenere la difficoltà. Spesso, alla base dell’ansia da prestazione si trovano esperienze spiacevoli, disinformazione, stereotipi, senso di colpa, ostilità verso il partner o paura di sperimentare piacere.
L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) offre strumenti utili per riconoscere e accogliere i pensieri, le emozioni e le sensazioni corporee connesse all’ansia da prestazione sessuale e a ridurne l’impatto sulla vita relazionale, affettiva e sessuale.
Ansia da prestazione sessuale: che cos’è?
L’ansia da prestazione sessuale può impattare significativamente il benessere psicologico e relazionale e può interferire anche con la fertilità. Spesso, infatti, questa forma di ansia alimenta pensieri ed emozioni spiacevoli che rendono difficile lasciarsi andare, abbandonarsi al piacere e vivere le relazioni intime soddisfacenti.
Le difficoltà sessuali possono essere causate da diversi fattori o da una loro combinazione. L’insicurezza, il senso di inadeguatezza, il bisogno di eccellere e competere, il pessimismo o la vulnerabilità all’insuccesso possono alimentare l’ansia da prestazione sessuale e favorire rapporti sessuali insoddisfacenti.
L’ansia da prestazione sessuale può manifestarsi come ansia da prestazione vera e propria o come eccesso di altruismo. Infatti, l’ansia da prestazione sessuale può essere innescata da:
- un senso di inadeguatezza rispetto alle prestazioni sessuali del partner;
- una convinzione di sentirsi in dovere di fornire una prestazione adeguata;
- un bisogno di dimostrarsi sempre ineccepibili e perfetti;
- un eccesso di altruismo (associato a volontà ossessiva di dare piacere, bisogno di compiacere, paura del rifiuto o dell’abbandono);
- un’inibizione di un sano egoismo.
Le ricerche evidenziano che l’ansia da prestazione può essere riconducibile a una bassa autostima, al timore di non sentirsi all’altezza, al pensiero di “non riuscire in un compito”(Pyke, 2020). Inoltre, l’ansia da prestazione sessuale può anche essere correlata a fattori situazionali, familiari, sociali o culturali o può avere origine nelle prime esperienze sessuali o relazionali negative.
Infatti, sperimentare stati di vigilanza, di preoccupazione o di tensione anche quando non siamo in pericolo può contribuire ad alimentare l’ansia, ovvero la paura anticipata di una minaccia futura. I disturbi d’ansia si manifestano attraverso eccessivi e persistenti stati di preoccupazione anche in assenza del pericolo imminente e differiscono dalla paura – che possiamo sperimentare in circostanze di minaccia come un incidente, un incontro con un animale pericoloso o con una persona aggressiva. L’ansia, infatti, è maggiormente associata a stati in cui tendiamo ad anticipare un pericolo futuro che potrebbe anche non presentarsi.
Le ricerche evidenziano anche che la paura e l’ansia possono indurre la persona a mettere in atto comportamenti di evitamento o di fuga per fronteggiare le difficoltà sessuali. Infatti, quando l’evitamento di situazioni, eventi, persone, oggetti connessi all’intimità e vissuti come minacciosi rappresenta una risposta anticipatoria potremmo sperimentare l’ansia da prestazione sessuale.
Fattori che influiscono sull’ansia da prestazione
I fattori che concorrono allo sviluppo dell’ansia da prestazione possono essere immediate o remote. I fattori immediati, sono associati a condizioni che agiscono nel “qui e ora” e agiscono sulla difficoltà sessuale nel momento in cui la persona è impegnata in un comportamento sessuale. I fattori remoti, invece, possono essere associati a eventi del passato e possono dipendere da esperienze relazionali.
Questi fattori possono essere associati a specifiche condizioni biologiche, psicologiche o sociali che attivano, mantengono o aggravano l’ansia da prestazione sessuale.
Le anomalie anatomiche, depressione, interventi chirurgici, abuso di sostanze, disturbi dello sviluppo sessuale, anomalie ormonali, memorie corporee di violenza fisica sono alcune delle principali condizioni biologiche che possono influire sull’ansia da prestazione sessuale. Anche la paura o l’inesperienza dell’utilizzo del preservativo, le malattie acute o croniche, le malattie infettive, la stimolazione inadeguata o gli effetti della menopausa possono essere condizioni predisponenti all’ansia da prestazione sessuale.
Un temperamento impulsivo, specifici tratti personali (istrionico, borderline, ossessivo compulsivo), episodi di violenza psicologica, attaccamento problematico possono favorire la paura dell’intimità, la scarsa comunicazione, la perdita dell’autostima e alimentare l’ansia da prestazione sessuale.
Le prime esperienze fallimentari, esperienze sessuali vissute come umilianti o traumatiche, le difficoltà sessuali post-parto, conflitti relazionali (separazione, divorzio, infedeltà), difficoltà sessuali del partner o la discrepanza di repertori sessuali dei partner possono alimentare l’ansia da prestazione sessuale e l’infertilità.
Infine, alcune condizioni sociali come un’informazione non corretta sulla sessualità, messaggi negativi sulla sessualità, aspettative irrealistiche proprie o del partner, norme culturali o religiose restrittive o moraliste possono contribuire allo sviluppo o al mantenimento dell’ansia da prestazione sessuale
L’impatto dell’ansia sul benessere psicologico, affettivo e sociale
Quando le preoccupazioni per la salute propria o del partner, la paura di infrangere norme culturali o religiose o il timore di non soddisfare il partner diventano eccessive e si protraggono nel tempo potrebbero alimentare le difficoltà sessuali.
L’ansia da prestazione sessuale si può manifestare con un’attivazione fisiologica intensa (come tensione muscolare, sudorazione, tachipnea e tachicardia) che può generare il senso di irrequietezza, agitazione, tensione, affaticamento, irritabilità, ma anche disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione.
Il timore dell’insuccesso, l’ansia per la soddisfazione del partner, l’ansia per l’aspetto o per la dimensione degli organi genitali o per il dolore sperimentato nel rapporto sessuale possono attivare stati di ansia da prestazione anticipatoria e possono fungere da evitamento e meccanismo di autosabotaggio. Infatti, una volta sperimentato l’insuccesso nella performance sessuale, il timore che la difficoltà sessuale possa ripetersi nuovamente può portare a irrigidimento o immobilizzazione mentale e fisica. Queste risposte di evitamento alimentano l’ansia da prestazione sessuale e aumentano la probabilità di insuccessi sessuali futuri, che può scaturire in riduzione o fuga dai rapporti intimi. In sostanza, il timore dell’insuccesso fa sì che l’ansia anticipatoria influisca sul benessere psicologico e crei le basi per insuccessi futuri.
Quando uno o entrambi i partner vivono la sessualità solo in funzione del concepimento, la relazione può trasformarsi in una fonte di stress. La frustrazione legata al desiderio di diventare genitori, se ripetuta nel tempo, può favorire l’insorgenza di disfunzioni sessuali e alimentare una limitata motivazione ad affrontare l’intimità, concretizzandosi nella riduzione dei rapporti e incrementando il rischio di infertilità.
L’ansia da prestazione sessuale può aumentare l’insoddisfazione per il proprio corpo e la difficoltà nella percezione delle sensazioni corporee. In particolare, può portare la persona a sperimentare difficoltà a raggiungere l’eccitazione sessuale (o di non riuscire a raggiungerla affatto, sino a rifiutare il contatto fisico e convincersi di non sentire nulla o di non essere suscettibile agli stimoli sessuali). In altri casi, l’ansia da prestazione sessuale può portare la persona a sentire troppo e a vivere il contatto sessuale come eccessivamente intenso fisicamente o psicologicamente.
In casi estremi, l’ansia da prestazione può contribuire a mantenere la difficoltà sessuale sino ad alimentare vere e proprie patologie, come ansia da pene piccolo o il disturbo da dimorfismo penieno, sindrome da spogliatoio (indica ansia che l’individuo associa alla dimensione del pene allo stato di riposo più che nella fase di erezione), fobia da penetrazione (paura significativa o ansia che può manifestarsi con la paura prima, durante o dopo la penetrazione).
L’ansia da pene piccolo si presenta come una preoccupazione per la dimensione del pene e si manifesta con comportamenti ripetitivi di controllo dei propri genitali. Quando si presenta in modo ricorrente può alimentare il disturbo da dimorfismo penieno caratterizzato da estrema ansia. Infatti, gli uomini che sperimentano l’ansia da pene piccolo generalmente non hanno problemi di libido e hanno un pene che rientra nelle dimensioni medie, ma hanno in media livelli più bassi di soddisfazione sessuale.
Gli uomini insoddisfatti del proprio corpo riportano una peggiore qualità di vita e dell’autostima e tassi più elevati di depressione e ansia. Nonostante l’85% delle donne siano soddisfatte delle dimensioni dei genitali del loro partner, la metà degli uomini intervistati riporta di desiderare un pene più grande. Infatti, una maggiore soddisfazione genitale è correlata a una minore ansia sessuale, a sua volta correlata a una minore disfunzione erettile. Inoltre, gli uomini con maggiore soddisfazione genitale (come ad esempio la lunghezza del pene) hanno una maggiore autostima sessuale.
Come ACT può aiutare a gestire l’ansia da prestazione?
L’ansia da prestazione sessuale può generare emozioni spiacevoli e intense che possono influire sul benessere psicologico e sulla soddisfazione sessuale. Queste emozioni spiacevoli possono, talvolta, alimentare pensieri e comportamenti di negazione, di evitamento o di fuga nei confronti della sessualità che a lungo possono trasformarsi in una vera e propria “trappola” per il benessere psicologico e per l’intimità.
Gli esercizi di focalizzazione sensoriale possono ridurre la tensione legata all’ansia e favorire un contatto più gentile e consapevole con il proprio corpo. Si tratta di pratiche non finalizzate alla performance o all’orgasmo, ma orientate all’esplorazione delle percezioni corporee e delle emozioni che incoraggiano progressivamente il rilassamento e la riduzione dell’ansia anticipatoria.
La ricerca evidenzia che la focalizzazione sensoriale e gli esercizi di mindfulness possono aiutare ad apprendere nuovi comportamenti, diversi dall’evitamento come l’immobilizzazione, irrigidimento o fuga di fronte alle difficoltà sessuali (Banbury et al., 2021). Infatti, una maggiore apertura e disponibilità verso le emozioni ed esperienze spiacevoli e una maggiore capacità di osservare i pensieri spiacevoli associati all’ansia da prestazione sessuale possono favorire l’esplorazione del proprio corpo e della sessualità in generale.
L’ACT è uno dei trattamenti più efficaci per l’ansia perché può favorire l’esplorazione di emozioni connesse alle difficoltà sessuali, facilitare la gestione dell’ansia da prestazione sessuale e migliorare il benessere psicologico generale della persona.
Accogliere le emozioni, invece di respingerle, consente di modificare il modo in cui ci relazioniamo a esse: non come nemiche da combattere, ma come parti inevitabili dell’esperienza umana.
All’interno di questo percorso, l’ACT aiuta anche a chiarire i propri valori e a orientare le azioni verso ciò che per la persona conta davvero, al di là della paura di fallire o delle aspettative di performance. Questo significa poter costruire relazioni più autentiche, basate sulla connessione e sull’intimità, piuttosto che sul tentativo di controllare pensieri o sensazioni indesiderate.
Sviluppare consapevolezza, accettazione e azioni guidate dai propri valori può così ridurre l’impatto dell’ansia da prestazione sessuale, favorendo una maggiore serenità e benessere nelle relazioni intime.
Per approfondire:
Banbury, S., Lusher, J., Snuggs, S., & Chandler, C. (2021). Mindfulness-based therapies for men and women with sexual dysfunction: a systematic review and meta-analysis. Sexual and Relationship Therapy, 38(4), 533–555. https://doi.org/10.1080/14681994.2021.1883578
Call, D., Miron. L., & Orcutt, H. (2014). Effectiveness of brief mindfulness techniques in reducing symptoms of anxiety and stress. Mindfulness, 5(6), 658-668.
Cara R. Dunkley, Kaitlyn M. Goldsmith, and Boris B. Gorzalka (2015). The potential role of mindfulness in protecting against sexual insecurities. The Canadian Journal of Human Sexuality, 24 (2). https://doi.org/10.3138/cjhs.242-A
McCabe, M. P. (2005). The role of performance anxiety in the development and maintenance of sexual dysfunction in men and women. International Journal of Stress Management, 12(4), 379–388. https://doi.org/10.1037/1072-5245.12.4.379
Robert E. Pyke (2020). Sexual Performance Anxiety, Sexual Medicine Reviews, Volume 8, Issue 2, April 2020, 183–190, https://doi.org/10.1016/j.sxmr.2019.07.001
Rowland, D. L., Moyle, G., & Cooper, S. E. (2021). Remediation Strategies for Performance Anxiety across Sex, Sport and Stage: Identifying Common Approaches and a Unified Cognitive Model. International journal of environmental research and public health, 18(19), 10160. https://doi.org/10.3390/ijerph181910160